Nuovi scontri a Mogadiscio 75 morti e centinaia di feriti

da Mogadiscio

Non si arrestano i combattimenti a Mogadiscio tra miliziani islamici e militari dell'esercito etiopico e somalo. Nella capitale somala i colpi di mortaio sono riecheggiati per tutta la notte e sono proseguiti ieri con un bilancio provvisorio di almeno 75 morti e centinaia di feriti. Una strage è avvenuta in un mercato affollato nel quartiere di Barakah, dove 20 persone sono state uccise dai colpi di mortaio. Molti cadaveri sono rimasti sulla piazza, alcuni orrendamente mutilati. Altre sette persone sono morte in un autobus colpito da un proiettile di mortaio nel quartiere meridionale di Hodan.
Nel quarto giorno di scontri a Mogadiscio si stima che il bilancio dei morti abbia superato quota 200. L'esercito etiopico spara colpi di mortaio e razzi dal palazzo presidenziale a sud di Mogadiscio e i ribelli rispondono al fuoco dai loro nascondigli. Colpi di mortaio, sembra provenienti dalle postazioni etiopiche, hanno centrato gli uffici dell'emittente privata HornAfrik, ferendo alcuni giornalisti. I combattimenti non risparmiano neppure i cimiteri e per questo molte famiglie seppelliscono i loro morti nelle fosse scavate sul ciglio delle strade. Alcune zone di Mogadiscio sono completamente deserte mentre l'unico ospedale funzionante, quello di Madina, è affollato di feriti con le urla che riecheggiano nei corridoi.
I miliziani islamici ricorrono anche ai kamikaze. Venerdì hanno rivendicato su un sito internet la responsabilità di un attentato suicida ad una base militare etiopica alla periferia occidentale di Mogadiscio. Per questo attacco, si legge nel comunicato, l’attentatore suicida ha utilizzato armi chimiche. Non viene data alcuna indicazione di soldati nemici uccisi. Né il governo somalo né il comando etiopico hanno confermato l’attacco.
L'Onu ha riferito che da febbraio sono 321.000 - quasi un terzo della popolazione - gli abitanti che hanno abbandonato la capitale. Si delinea sempre più una catastrofe umanitaria.