Nuovi stent progettati da italiani

La prevenzione in primo piano. Oltre 35 mila cardiologi presenti a Monaco per l’annuale congresso (si è concluso il 3 settembre) della Società europea di cardiologia hanno ribadito l’importanza della prevenzione per combattere le malattie cardiovascolari, prima causa di morte nei Paesi occidentali.
In Italia ci sono 4 milioni di persone che hanno problemi alle coronarie e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, fino al 2030 le malattie coronariche rimarranno il principale problema sanitario nel mondo. Sotto accusa gli stili di vita. I cardiologi sono concordi: si deve intervenire su tutti i fattori di rischio: ipertensione, ipercolesterolemia, ipertrigliceridimia ed anche frequenza cardiaca, che in una persona sana dovrebbe attenersi intorno ai 60 battiti al minuto. Lo conferma un recente studio (Beautiful) pubblicato su Lancet e condotto su 10.917 pazienti. Quando le arterie sono già ostruite da placche lipidiche si deve ripristinare il flusso sanguigno ricorrendo ad un intervento invasivo come il by-pass aorto coronario che prevede l’apertura dello sterno ed il ricorso alla circolazione extra-corporea o ad interventi molto meno traumatizzanti come l’angioplastica che serve a dilatare la coronaria che rimane aperta grazie all’impianto di uno stent, un dispositivo tubolare lungo da 8 a 30 millimetri. La procedura dell’angioplastica è stata messa a punto a Zurigo all’inizio degli anni Sessanta dal dottor Grunzig e venti anni dopo negli Stati Uniti il dottor Palmaz ha perfezionato lo stent che si è diffuso in tutto il mondo a partire dagli anni Novanta. In Italia sono impiantati in quasi tutti gli ospedali 200mila stent all’anno.
Lo sviluppo della cardiologia ha salvato migliaia di vite umane, ma lo stent non sempre è una soluzione definitiva, l’arteria può infatti richiudersi ed interrompere nuovamente il flusso sanguigno. Per prevenire tale eventualità sono stati realizzati stent medicati che rilasciano farmaci ad azione anti-occlusiva. Purtroppo si è scoperto che questi dispositivi aumentano sovente il rischio di trombosi e negli Stati Uniti si è ridotto del 40% nell’ultimo anno l’impiego degli stent medicati. La ricerca avanza.
Un gruppo di ricercatori italiani operanti nella International Biomedical System, una azienda italiana insediata nell’Area Science Park di Trieste, ha messo a punto uno stent di nuova concezione: è già stato impiantato in tremila pazienti. A queste ricerche collaborano centri di eccellenza: dall’Istituto Mario Negri di Milano all’università di Maastricht in Olanda. Partecipano a questo progetto anche i migliori cardiologi-emodinamisti al mondo, tra i quali il professor Carlo Di Mario che dirige il Royal Bromaton Hospital di Londra ed il professor Martin Leon presidente della Cardiovascular Research Foundation di New York, uno dei primi centri cardiologici al mondo. Oltre alla professoressa Renu Virmani, anatomopatologa. «Abbiamo progettato e realizzato questo innovativo dispositivo in collaborazione con il dipartimento di robotica dell’Enea di Frascati ed il Cnr di Bologna», dichiara l’ingegner Nader Shehata, direttore scientifico di IBS, precisando che lo stent realizzato con tecnologia al laser presenta una struttura uguale a quella dell’arteria. Un insieme di condizioni lo rende molto bene accetto dall’organismo, tanto da aver ridotto drasticamente i fenomeni negativi in chi riceve l’impianto. «La biocompatibilità di Numen, questo il nome dato al dispositivo, deriva dalle sue ridotte dimensioni (sottile quanto la metà di un foglio di alluminio casalingo) da cui deriva una grande flessibilità che gli permette di adattarsi al vaso sanguigno. L’ultima realizzazione – afferma Nader Shehata - è il nostro stent Numen, ricoperto da una lega di titanio che ne aumenta al massimo la biocompatibilità. Questa nuova versione è in fase di sperimentazione in otto Centri in Italia, Olanda, Francia, Svizzera e Germania. In Italia lo studio si sta svolgendo al San Raffaele di Milano, al Campus biomedico di Roma, al Policlinico di Bari e all’ospedale di Ravenna. Con i ricercatori di Sigma-Tau, azienda leader nel campo farmaceutico, stiamo inoltre mettendo a punto una nuova generazione distent medicati che utilizzerà un nuovo farmaco utile ad la restenosi. I primi risultati sono promettenti, attendiamo risposte positive nell’arco di un anno».