Nuovo affondo della Lega: operazione studiata a tavolino

Castelli: «È in atto un processo sommario inaccettabile». Giorgetti: «Fazio scopre oggi cosa succede a chi difende gli interessi del Nord»

Adalberto Signore

da Roma

Sulla querelle Bankitalia, nessun cambio di linea a via Bellerio. Anzi, dopo il silenzio tattico di mercoledì, la Lega torna sulle barricate e ribadisce che Antonio Fazio non va toccato. Di più, perché secondo il Carroccio la scelta del governatore di non partecipare al vertice Ecofin in programma oggi e domani a Manchester è sostanzialmente sbagliata. E dallo stato maggiore della Lega è comunque letta come «un gesto per allentare la tensione» piuttosto che «un passo indietro».
È Roberto Castelli il primo a scendere in campo in difesa di Palazzo Koch. Il ministro della Giustizia parla di «operazione predisposta a tavolino» ed entra nel merito delle intercettazioni. «Sono un’arma diabolica - dice Castelli - che può scattare contro chiunque. Ci può anche essere gente che telefona a me per chiedere qualche favore e alla fine uno gli risponde “vedrò quello che posso fare” per poi ritrovarsi sul Corriere della Sera il titolo “ministro corrotto”». Insomma, secondo il Guardasigilli, «non c’è salvezza». Perché nelle intercettazioni contestate «c’è Gianpiero Fiorani che dice a Fazio “ti do un bacio in fronte”, ma chi conosce Fiorani sa che si tratta di una cosa che lui dice spesso». La convinzione di Castelli, dunque, è che contro il governatore della Banca d’Italia sia in corso «un processo sommario inaccettabile». «Di fronte a un’operazione predisposta a tavolino da una serie di poteri forti, compresi i media che l’hanno confezionata, un ministro che vuole mantenere l’indipendenza di giudizio - spiega - dovrebbe astenersi dall’approvarla». E ancora: «Accettare di far fuori una figura così importante vuol dire mettere la testa sotto la mannaia, io non ce la metto».
Sulla stessa linea il suo collega Roberto Maroni. Che punta l’accento soprattutto sul ruolo del governo. «L’esecutivo ha già deliberato in materia - dice il ministro del Welfare - e ha deciso all’unanimità su due punti»: il via libera alla riforma della Banca d’Italia e il fatto che «il governo non avrebbe fatto passi formali per le dimissioni di Fazio». Parole chiarissime, probabilmente rivolte pure a quegli alleati - compreso il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco - che nei giorni scorsi hanno chiesto la testa del governatore. «Perché - fanno sapere da via Bellerio - il Consiglio dei ministri di venerdì scorso ha sancito un accordo politico: sì alla riforma, no ad azioni contro Fazio». Proprio con Siniscalco, Maroni ha un lungo incontro di prima mattima. «Un colloquio cordiale», lo definisce il ministro del Welfare. Che poi, con un pizzico d’ironia, aggiunge: «Abbiamo parlato solo della riforma del Tfr e ci siamo fatti un bel caffè». Parole che sottintendono - e neanche troppo - quanto lontane siano le posizioni di via XX Settembre e quelle della Lega («ma non guardiamo in cagnesco chi ha opinioni diverse»).
Maroni fa pure un passo in avanti e si dice sicuro del fatto che il Consiglio dei ministri di oggi «non affronterà il caso Fazio». «Siniscalco è già partito per Manchester - spiega - e sarebbe davvero curioso occuparsi della questione senza il ministro competente». E sulla scelta del governatore di rinunciare al vertice Ecofin e mandarci il suo vicedirettore generale, Maroni è laconico: «Manchester? Ne ho un ottimo ricordo, il Milan ci ha giocato una finale di Champions league...».
Meno diplomatico il sottosegretario alle Attività produttive Roberto Cota. «Capisco la sua decisione - dice - ma io all’Ecofin ci sarei andato, anche perché all’ordine del giorno non c’era nulla che riguardasse Bankitalia». Insomma, quella di Fazio «è una scelta personale motivata dall’evitare un riverbero internazionale di una questione interna». Laconica la replica del sottosegretario del Carroccio alle voci su Siniscalco possibile successore di Fazio: «Ha un altro mestiere, pensi a fare il ministro che è molto impegnativo». «La posizione della Lega - aggiunge Cota - è sempre la stessa. Non difendiamo Fazio per simpatia ma perché subisce accuse ingiuste da chi è contrario alla creazione di una grande banca del Nord». E cioè quel polo bancario che sarebbe dovuto nascere dall’acquisizione di Antonveneta da parte della Bpi di Fiorani. Non è un caso che sabato scorso, in un comizio vicino Novara, il presidente della commissione Bilancio della Camera e segretario della Lega Lombarda, Giancarlo Giorgetti, abbia così sintetizzato la questione: «Fazio scopre oggi cosa succede a chi difende gli interessi del Nord».
Anche il Carroccio, però, sa che la partita è delicata. E che il rischio che alla fine Fazio possa capitolare esiste. È anche per questo che Maroni ribadisce quanto emerso nella cena di Arcore di martedì. «Umberto Bossi - spiega - ha esposto a Berlusconi la posizione della Lega. Sta a lui, ora, esprimersi». E se dovesse pronunciarsi formalmente contro il governatore? «Per noi parla il presidente il Consiglio. Se lui si esprime, non abbiamo problemi».