Nuovo allarme: il virus dei polli batte l’antivirus

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ELEONORA BARBIERI da Montecatini Terme
Una équipe di ricercatori ha identificato un ceppo del virus dei polli che è resistente al Tamiflu. Lo rivela Nature. Secondo la rivista scientifica, il virus resistente, isolato in una paziente in Vietnam, presentava una mutazione che lo rendeva resistente all’oseltamivir, il principio del farmaco antivirale. Un altro farmaco, Relenza, il cui principio attivo è lo zanamivir, ha invece mostrato efficacia contro l’influenza aviaria. «Conclusioni premature», ribatte la Roche, produttrice del medicinale «bocciato». «Il mio messaggio è: niente panico. Piuttosto, quello che è importante è essere preparati». Luc Montagnier rifiuta ogni approccio sensazionalistico. Professore emerito all’Istituto Pasteur e presidente della Fondazione mondiale per la ricerca e la prevenzione dell’Aids, Montagnier è colui che, negli anni ’80, ha isolato il virus dell’Hiv. In questi giorni è a Montecatini Terme, in occasione di «La lunga vita», convegno da lui stesso ideato insieme a Sergio Zavoli e organizzato dalla Fondazione M. e C. Canova in collaborazione con l’Unesco.
Professore, in questo periodo si parla molto del rischio di un’epidemia di influenza aviaria. Quanto c’è di vero?
«Innanzitutto vorrei dire: niente panico. L’epidemia è possibile, ma non è affatto certa».
Quindi possiamo stare tranquilli e continuare a mangiare carne di pollo?
«Assolutamente sì. Si può mangiare pollo senza correre alcun pericolo, purché la carne sia cotta».
Perché è così pericoloso il virus dell’influenza aviaria?
«Proviamo a immaginare un ladro, che possieda una singola chiave: potrà aprire una sola porta. In questo caso abbiamo a che fare con l’influenza di tipo classico, quella che colpisce ogni anno, seppur in forme diverse. Esistono però alcuni virus, cioè il ladro in questione, che non possiedono una chiave soltanto, ma ne hanno molte, e con questo mazzo di chiavi sono in grado di aprire numerose porte, non soltanto una. Così possono colpire il nostro organismo più facilmente. Finora, però, il contagio non è stato diretto ma, generalmente, è avvenuto passando per una mutazione del virus, attraverso i maiali».
Come mai il virus sta colpendo proprio ora?
«In questo momento, sulla terra vivono sei miliardi di persone, serve molta carne da mangiare; perciò i polli vengono cresciuti in allevamenti di dimensioni enormi, dove è molto facile che il contagio si diffonda rapidamente, anche perché gli animali allevati sono generalmente più deboli».
Il virus può essere trasmesso all’uomo attraverso una mutazione. Quante probabilità ci sono che si verifichi un contagio diretto fra uomo e uomo?
«Il virus H5N1 esiste già in diverse varianti, come quella nel maiale. C’è stato anche qualche caso di trasmissione diretta dai volatili all’uomo; ma, fino ad ora, non c’è stato alcun caso di contagio diretto fra uomo e uomo. Si potrebbe verificare, nel caso in cui il numero di persone affette dal virus aumentasse notevolmente».
A questo proposito, che cosa ci può dire del vaccino? È un sogno o la preparazione è a buon punto?
«Non è un sogno. Gli studiosi europei stanno cercando di prepararlo; ci vorrà qualche mese, perché deve essere coltivato nelle uova dei polli, per adattarlo. Le tecniche molecolari sono ora molto rapide, potrebbero essere sufficienti alcune settimane ma, poi, bisognerà ampliarlo. Negli Stati Uniti c’è un laboratorio, che io ho visitato, in cui si sta invece cercando di realizzare una versione “umana” del virus, per poi ottenere un vaccino specifico. L’obiettivo è di adattare nuovamente questo virus ai polli; quindi di purificarlo e renderlo inattivo. È un lavoro molto pericoloso: servono condizioni di estrema sicurezza».
Il vaccino è l’unica speranza per combattere l’influenza aviaria?
«Esiste un medicinale in grado di ridurne gli effetti, anche se non di bloccarla completamente. Io però punterei sulla prevenzione: curare l’igiene, indossare una mascherina o, comunque, respirare solo col naso; esistono poi degli stimolanti del sistema immunitario, che sarebbero molto utili per le persone più deboli. Ci sono integratori, come la papaya fermentata; o anche stimolanti innati nell’organismo, come l’interferone, che si può assumere anche in pastiglie. Sono mezzi meno costosi dei farmaci e possono aiutare a difendersi dal virus: è più facile reagire se il sistema immunitario è forte. Molti rievocano il caso della “spagnola” ma, allora, le condizioni erano molto diverse: la popolazione usciva da una lunga fase di guerra, era stremata psicologicamente e fisicamente. Oggi la situazione è migliore, anche se il mondo è più popolato e inquinato. Abbiamo molte armi: l’importante è essere prudenti e preparati, il panico non serve a nulla».