Nuovo approccio tutto italiano per combattere l’ipertensione

Una ricerca tutta italiana ha interessato i cardiologi all’avanguardia nei Centri di eccellenza di molti Paesi. Gli studi italiani hanno dimostrato che è possibile identificare a priori su base genetico-molecolare i pazienti ipertesi che risponderanno efficacemente alla terapia mirata per il loro specifico difetto. La prestigiosa rivista scientifica Science Translation Medicine ha dedicato a questo innovativo studio sull’ipertensione la copertina e due lunghi articoli. L'aver identificato dei marcatori genetici che permettono di individuare i pazienti che meglio potranno essere curati con una terapia efficace e priva di effetti collaterali rappresenta un grande passo avanti.
«É la dimostrazione che in Italia si può fare della ricerca d’avanguardia, nonostante la miopia di quanti non lo voglione capire. Una gran parte del mondo politico non fa nulla a favore dell’innovazione, un’area strategica per il nostro sviluppo economico», afferma Claudio Cavazza, presidente Sigma-Tau,una delle prime industrie farmaceutiche italiane presente anche all’estero in numerosi Paesi. Cavazza è da sempre un vero pioniere della ricerca farmaceutica. «Da 15 anni – precisa Cavazza – siamo impegnati nel trasferimento delle conoscenze del genoma sul piano terapeutico. In Italia siamo i primi ad applicare la ricerca genomica all’ipertensione».
La ricerca sull’identificazione di specifici meccanismi genetico-molecolari che operano in sottogruppi omogenei di pazienti è stata sviluppata a Milano dai ricercatori della Prassis (Gruppo Sigma-Tau) e dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele.Questi studi sono la premessa allo sviluppo di nuovi farmaci capaci di correggere questi meccanismi senza interferire con i processi fisiologici che regolano la pressione arteriosa. «Le mutazioni nei geni che controllano la funzione dell'adducina ed i livelli corporei di Ouabaina Endogena – precisa il professor Bianchi, direttore del Centro Praxis e docente al San Raffaele - sono risultati associati all'ipertensione ed ai rischi ad essa connessi. Un nuovo farmaco antiipertensivo, rostafuroxin, è stato sviluppato per la sua capacità di bloccare selettivamente l'effetto ipertensivante di questi geni mutati. I dati ottenuti negli studi sperimentali su modelli di laboratorio ne hanno dimostrato l'efficacia antiipertensiva e la selettività del meccanismo d'azione molecolare. Essi sono poi stati confermati in pazienti ipertesi, mai trattati prima, dove è stata verificata la capacità di queste varianti geniche di predire la risposta alla terapia.