Nuovo attacco agli italiani in Afghanistan

E la Nato decide di usare bombe meno potenti per ridurre le vittime civili

Scontro a fuoco fra i corpi speciali italiani in pattugliamento e bande talebane che puntano a infiltrarsi sempre più nell’Afghanistan occidentale. «Da alcune settimane, i servizi segreti americani segnalano la crescita esponenziale dell’allarme per la sicurezza del contingente italiano», ha rivelato subito dopo la notizia dell’attacco il presidente della Commissione Difesa del Senato, Sergio De Gregorio.
I nostri soldati sono finiti sotto tiro ieri mattina alle 11.10, le 8.40 in Italia. «Il convoglio, composto da sette veicoli Lince è stato fatto oggetto di colpi di armi leggere. I militari hanno attivato le procedure previste in queste circostanze rispondendo al fuoco in maniera proporzionata», ha spiegato da Herat il capitano Ettore Sarli, portavoce del contingente. Investiti dalla risposta dei corpi speciali, i talebani hanno avuto un primo sbandamento. Poi c’è stata una seconda recrudescenza del conflitto a fuoco, e gli assalitori devono avere ripiegato, mentre la colonna italiana si sganciava. «Gli elementi ostili hanno cessato il fuoco e quindi l’attività di pattugliamento è continuata», ha spiegato Sarli. I corpi speciali si trovavano a bordo dei nuovi Vtml Lince, che hanno una blindatura maggiore. I mezzi sono stati colpiti, ma non si registra alcun ferito. Lo scontro a fuoco è avvenuto nella località di Daulat Abad, in una delle zone più ostiche sotto controllo del comando italiano di Herat. L’area si trova a cavallo di due distretti, nella provincia di Farah, quella più a sud del settore di competenza italiano. Negli ultimi mesi si sono registrati altre imboscate e attentati contro i soldati italiani su questo fronte, che minaccia la strategica strada da Kandahar fino a Herat. «Le attività continueranno come sempre, nonostante gli attacchi. Le misure di sicurezza - sottolinea il capitano Sarli - si mantengono al massimo livello, come è normale che sia in una situazione di questo genere. La zona di Farah, poi, si è distinta anche in passato per essere una delle più “effervescenti” sotto il profilo della sicurezza».
Il generale degli alpini, Fausto Macor, che a metà luglio ha preso il comando del nostro contingente di mille uomini, deve però operare su un’area vastissima che comprende ben quattro province, dove gli attacchi sono in aumento. La scorsa settimana un convoglio di sminatori civili nella provincia di Herat è stato assalito a raffiche di kalashnikov. Gli assalitori puntavano a rubare detonatori ed esplosivi. La provincia di Badghis, sempre sotto comando italiano, è anche a rischio. Il 23 luglio un convoglio spagnolo è stato attaccato a colpi di bazooka. Non solo: i talebani sono riusciti a instaurare, come nel sud, corti parallele della Sharia. Tre persone sono state condannate a morte dai tagliagole islamici nel villaggio di Qeer Rikhta. Nella provincia di Ghor è stata segnalata, nell’ultima settimana, l’infiltrazione di 80 talebani provenienti dal sud con il compito di impiantare nuove cellule nella quarta provincia sotto comando italiano. «Il livello di preoccupazione sollevato dagli 007 Usa, purtroppo, non è ingiustificato – ha dichiarato De Gregorio –. Non è necessario partecipare agli attacchi armati contro l’alleanza talebana per essere considerati nemici. Agli italiani non basta praticare la solidarietà a favore delle popolazioni civili per evitare ritorsioni».
Nel frattempo la Nato ha chiesto al comando della missione Isaf di studiare nuove tattiche per ridurre le vittime civili. Il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jaap de Hoop Scheffer, in un’intervista al Financial Times, ha annunciato che si sta prendendo in considerazione la possibilità di utilizzare bombe meno potenti durante i raid aerei. Inoltre, le azioni militari contro i taleban potrebbero essere anche rinviate di qualche ora o giorno quando i rischi per la popolazione risultino troppo elevati. Ma in ogni caso, ha detto Scheffer, «nessuno si faccia illusioni: la lotta contro i talebani proseguirà come e più di prima».