Nuovo attacco a Bondi: "Ha assunto il figlio della compagna"

L’inchiesta del &quot;Fatto&quot; cavalcata dall’Idv. Ma la Repetti smonta lo scoop: &quot;È un contratto a tempo con una fondazione privata&quot; <br />

Roma La richiesta di dimissioni è anticipata di dieci giorni: il ministro Sandro Bondi se ne vada «immediatamente», prima che la Camera discuta la mozione di sfiducia. È lui, Bondi, l’uomo da abbattere per l’opposizione. L’amo lo offre il giornale vicino all’Italia dei Valori, il Fatto Quotidiano. L’Idv aspetta qualche ora dall’uscita in edicola e poi fa partire l’attacco: «Dopo il crollo della Domus dei Gladiatori a Pompei, ora viene fuori la storia che il figlio della compagna lavora, guarda caso, per il ministero dei Beni Culturali, nella direzione generale del cinema. È una vergogna». Nell’articolo del Fatto si parla del figlio della deputata del Pdl, Manuela Repetti, compagna del ministro. Laureando in architettura, il giovane ha un contratto interinale in scadenza non con il ministero, ma con il Centro sperimentale di cinematografia di Roma. «Nepotismo», grida l’Idv con il capogruppo in commissione Cultura e vicepresidente dei deputati dipietristi Fabio Giambrone. E su Bondi torna a sparare anche il Pd, che ha depositato un’interpellanza urgente per il ministro in cui gli si chiede «se non ritenga eticamente inammissibile una commistione tra legami privati e incarichi pubblici».
La deputata del Pdl compagna di Bondi ha affidato la sua replica alle agenzie di stampa: «È vergognosa la richiesta dell’Idv di dimissioni al ministro Bondi per avere, secondo loro, assunto mio figlio al Mibac - premette - Si informino meglio, perché mio figlio non è mai stato assunto al Mibac». Manuela Repetti spiega che il contratto, non a tempo indeterminato, è stato firmato con il centro sperimentale, che è «una fondazione privata». Ma l’Italia dei Valori non si accontenta certo: il Fatto ricorda che il centro sperimentale riceve un finanziamento annuo dal ministero di 10 milioni di euro per alcuni servizi garantiti in convenzione. Il direttore generale dei Beni culturali, sezione cinema, Nicola Borrelli, chiarisce che il ragazzo collabora con la direzione generale «alla realizzazione della piattaforma online per la presentazione delle domande di finanziamento che sarà messa in rete entro fine mese». Per il Pd Bondi deve dunque anche fugare possibili «sospetti» sul fatto che vi possano essere «canali privilegiati di accesso ai finanziamenti» per il cinema, e deve chiarire la vicenda indipendentemente dal tipo di contratto del ragazzo.
Repetti spiega ancora: «Mio figlio è un ragazzo come tanti altri che, in attesa di laurearsi a breve, sta lavorando con un semplice contratto a tempo determinato per mantenersi gli studi». Conclude: «Si vergognino dunque tutti quei personaggi da quattro soldi che strumentalizzano anche fatti non veri per meschini fini politici». «L’amore di mamma non può certo giustificare la pratica», tuona di rimando la senatrice dell’Idv Giuliana Carlino: «Fortunato il figlio di Manuela Repetti che prima di laurearsi riesce a trovare un lavoro ben retribuito». E il Pd non molla l’osso, cavalcando l’onda dei tagli alla cultura. Nell’interpellanza a Bondi si chiede anche se il ministro «non ritenga scandaloso assumere, con i finanziamenti del Fus decurtato del 36,6% per il 2011 il figlio di un deputato».
EFo