Un nuovo autovelox sotto l’asfalto: chi corre è perduto

Si chiama Sicve: calcola il tempo di percorrenza su distanze di venti chilometri. Le telecamere, installate sotto portali e cavalcavia, fotografano soltanto chi ha superato il limite

Valerio Boni

Entro Natale è destinato ad aprirsi un nuovo capitolo dell’infinita sfida tra gli automobilisti che non vogliono saperne di rispettare i limiti di velocità e le forze dell’ordine. La valanga di ricorsi e il susseguirsi di sentenze della Cassazione, che hanno fatto esultare alternativamente le due parti negli ultimi anni, sono destinate a esaurirsi con l’arrivo del Sicve. Dietro questa sigla si nasconde il Sistema informativo per il controllo della velocità, un dispositivo che è destinato a superare rapidamente la notorietà di Autovelox, Velomatic, Telelaser e sistemi simili. Il Sicve, infatti, non ha lo scopo di rilevare il singolo superamento del limite di velocità, che può essere determinato da distrazione, ma di colpire chi abitualmente ha il piede, o il polso per chi viaggia in moto, pesante.
Questo innovativo sistema, del quale avevamo annunciato l’inizio della sperimentazione nell’autunno del 2004, prevede il posizionamento di una serie di rilevatori posti in sequenza sotto l’asfalto lungo i tratti autostradali. Un anno fa non aveva ancora un nome ufficiale, era stato semplicemente battezzato Tutor, e il suo sviluppo era stato inizialmente collegato alla possibilità di elevare la velocità massima a 150 chilometri orari su alcune porzioni di strada. I primi rilevatori sono stati posizionati da Autostrade per l’Italia sulla A11 Firenze-Mare, dove il funzionamento è risultato esemplare, a prova di ricorso. Un’efficacia che ha convinto a passare in tempi rapidi dalla teoria alla pratica. Così è ormai pianificata l’estensione ad altri tratti caldi della viabilità nazionale. Entro pochi giorni saranno attivi i Sicve sulla A4, nella zona di Milano, sulla A13 nei pressi di Occhiobello e sulla A14 Bologna-Taranto vicino a Forlì.
L’identificazione dei trasgressori è basata su un sistema che ha richiesto lo sviluppo di un software molto sofisticato. Al contrario di quanto avviene con i noti Autovelox e derivati, il singolo superamento della velocità non è punito. Il veicolo è rilevato una prima volta, quando passa su una coppia di spirali conduttrici, nascoste sotto l’asfalto. L’auto è poi registrata a un secondo passaggio: se il tempo di percorrenza è superiore a quello consentito, le telecamere, poste sotto i portali o i cavalcavia, fotografano subito la targa. Il conteggio riguarda quindi la velocità media, calcolata su tutto il tratto monitorato: mai viene evidenziata e sanzionata la punta massima raggiunta.
Con un sistema così complesso, che prevede un numero elevato di misurazioni su porzioni di autostrada importanti, fino a una ventina di chilometri, le possibilità di aggirare i controlli diventano remote. Anche conoscendo l’esatta posizione di tutti i lettori, chi vuole usare tutta la potenza del motore sarebbe costretto a continui rallentamenti, che richiederebbero una notevole concentrazione. L’unica alternativa rimane quindi evitare i tratti interessati, una soluzione che in un prossimo futuro potrebbe non essere facilmente attuabile. Entro il 2008 il programma Sicve prevede infatti l’installazione di circa 200 postazioni su tutta la rete autostradale nazionale.
La polizia assicura che questa novità è mirata a incrementare la sicurezza e non ha il fine esclusivamente di fare cassa. Perché ciò avvenga è necessario che questo sofisticato dispositivo non sia sfruttato unicamente nei tratti rettilinei, ma sia impiegato in quelle zone dove il superamento della velocità rappresenta una reale situazione di pericolo, come chiedono da più parti le associazioni di difesa dei consumatori.
Già omologato dal ministero dei Trasporti, il Sicve non richiede la presenza di pattuglie ed è pertanto operativo 24 ore al giorno. Nelle fasi di collaudo è stata prestata la massima attenzione a evitare ogni tipo di contestazione, comprese quelle che possono essere giustificate dalla violazione della privacy. Sotto questo aspetto, il sistema di monitoraggio dovrebbe essere inattaccabile, visto che le telecamere entrano in funzione concentrandosi soltanto sui veicoli guidati dalle persone più indisciplinate. Che potrebbero ricevere i primi verbali molto presto, probabilmente già come regalo della Befana.