Un nuovo Bilancia minaccia le prostitute

da La Spezia

C’è un killer di prostitute che da più un decennio opera tra la Liguria e la Toscana? Ora è un’ipotesi investigativa, una pista seguita dai carabinieri . Questa traccia conquista nuovo vigore dopo i collegamenti che i Ris stanno provando a ricostruire tra i vari casi. Una linea che potrebbe essere ancor più rivalutata dopo la scoperta del cadavere di una donna, forse una prostituta extracomunitaria, vicino Pisa. Il corpo è stato trovato nel Fosso Magno a Vecchiano, in provincia di Pisa, una zona spesso frequentata da prostitute. In questa stessa zona si contano già una decina di casi in altrettanti anni. L’ipotesi è che tra questi casi vi possa essere veramente un legame, sono infatti troppe le morti e le aggressioni di alcune prostitute avvenute negli ultimi anni tra la Liguria e la Toscana, in particolare tra Sarzana, Pisa, Livorno e Lucca. Da qui l’idea che in giro ci sia un killer delle prostitute che con il tempo si è evoluto nella tecnica e nello stile. Un serial killer che, per la sola area spezzina, potrebbe essere responsabile della morte di almeno tre prostitute uccise a cavallo degli anni 98-99, ragazze straniere che «esercitavano» lungo il viale XXV Aprile a Sarzana.
Oltre alle tre ragazze morte, in quei mesi c’erano stati altri gravi episodi di violenza: due nigeriane erano sfuggire a una fine orribile per puro miracolo, un’ungherese ferita all’addome con un’arma da taglio e un’altra 18enne nigeriana, sfregiata al volto, che era riuscita a scappare da un killer. Da quegli anni sia dei delitti che delle violenze non è mai stato trovato un colpevole. Dopo otto anni il caso si riapre pienamente. I metodi di indagine infatti sono cambiati e così oggi da ogni indizio, anche da una piccolissima macchiolina di sangue, si potrebbe trovare una traccia fondamentale per portare alla scoperta dell’assassino delle prostitute. Per questo tutto il materiale è già nelle mani dei Ris di Parma. A trasmetterlo sono stati i carabinieri del reparto provinciale della Spezia. Gli inquirenti hanno infatti ufficialmente riaperto da poco il caso di Idemudia Blessing, una nigeriana trucidata, ma l’indagine potrebbe anche interessare le altre due morti e i tentati omicidi.
Idemudia aveva appena 21 anni quando era stata uccisa. La ragazza scomparve la sera del 19 gennaio 1999 ed il suo corpo venne ritrovato un mese dopo al largo della Palmaria con il cranio fracassato. Rivisitando il caso gli investigatori dell’Arma, che hanno collegato quella morte ad altri episodi, hanno scoperto che quei vestiti insanguinati hanno due dna diversi: oltre al sangue di Idemudia c’è il sangue di una seconda persona. Forse il suo assassino.
Cinque mesi dopo, l’11 maggio, i carabinieri trovarono il cadavere di un’altra prostituta. Era quello di Andije Vujuvic, croata, 32 anni. La giovane biondina era stata massacrata di botte a Santo Stefano Magra, la sua testa era stata sbattuta più volte contro l’angolo di un container. La sequenza dei delitti non si è placata e la ricostruzione oggi sembra portare al 15 settembre dell’anno prima (il 1998), quando un’albanese di appena 17 anni, Mikaela Mika, venne massacrata a colpi di bastone nel bagno della sua abitazione a Marina di Massa. Ma c’è anche quello dell’11 gennaio 2005 in un boschetto di Luni Mare un appassionato di trekking a cavallo scopre il corpo senza vita di Laureta Kikija, 21 anni albanese, prostituta. Era stata aggredita alle spalle e uccisa con una bastonata alla testa. Troppi casi, e molto simili, per un territorio così piccolo. A meno che la pista aperta oggi sia quella giusta.