Di nuovo bocciata la legge sull’equo indennizzo

Il Consiglio di Stato rinvia alla Consulta la normativa regionale varata dopo lo spoil system

Il Consiglio di Stato ha nuovamente rinviato alla Corte costituzionale la legge sull’equo indennizzo varata dalla Regione Lazio. Con questa normativa, la giunta Marrazzo sperava di poter accontentare i manager delle Asl che aveva silurato e che erano stati reintegrati nel loro incarico dalla giustizia amministrativa. Lo hanno deciso i giudici amministrativi della quinta sezione, nell’ambito dei ricorso presentato da Carlo Mirabella (ex Usl di Frosinone), uno dei manager della sanità che furono rimossi dal loro incarico sulla base della legge sul cosiddetto spoil system e per il quale il Consiglio di Stato, dopo la pronuncia dalla Consulta (sentenza 104/2007) che dichiarava incostituzionale tale norma, ne dispose a giugno la reintegra nell’incarico di direttore generale della Usl di Frosinone, cosa invece mai avvenuta. Analoga condizione quella relativa al ricorso presentato da Franco Condò, ex dg dell’RmE. Anche lui aveva chiesto ai giudici amministrativi la sospensione del provvedimento che lo faceva decadere dall’incarico. Ora il Consiglio di Stato ha sollevato, anche per questo secondo caso, la questione di legittimità costituzionale della legge regionale 8/07 introdotta nelle more del giudizio per disciplinare la posizione dei soggetti già destinatari dello spoil system. Secondo il Consiglio di Stato la legge regionale in questione in sostanza reintroduce «la possibilità di far luogo a quel meccanismo di spoil system che la Corte costituzionale ha già ritenuto non conforme a Costituzione». La legge regionale 8/2007, all’articolo 1, dispone: «La Giunta regionale, nei confronti dei componenti di organi istituzionali degli enti pubblici dipendenti, i quali siano decaduti dalla carica ai sensi di norme legislative regionali dichiarate illegittime a seguito di sentenze della Corte Costituzionale, con conseguente risoluzione dei contratti di diritto privato disciplinanti i relativi rapporti di lavoro, è autorizzata a deliberare in via alternativa: il reintegro nelle cariche e il ripristino dei relativi rapporti di lavoro; un’offerta di equo indennizzo».
Secondo i giudici amministrativi la legge 8/2007 prospetta l’alternativa tra la reintegrazione e un’offerta di equo indennizzo, «beninteso offrendo tale alternativa agli organi regionali e non alle vittime dello spoil system. Ciò significa - rilevano - che l’intiera disciplina legislativa regionale posta dall’art.1 della l.r. Lazio n.8 del 2007, delineando la reintegrazione del dirigente come mera ipotesi alternativa e non come dovere della Regione Lazio, non fa altro che reintrodurre la possibilità di far luogo a quel meccanismo di spoil system che la Corte costituzionale ha già ritenuto non conforme a Costituzione». Non solo, secondo i giudici «l’ipotesi alternativa dell’indennizzo, oltre a costituire lo strumento per reintrodurre il meccanismo di spoil system già caducato dalla Corte costituzionale (a ben vedere, quello introdotto dalla l. r. n. 8 del 2007 non è altro che una forma onerosa di spoil system) e quindi oltre ad incorrere nella stessa violazione dell’art. 97 della Costituzione che la Corte costituzionale ha già rilevato con la ridetta sentenza n. 104 del 2007, contrasta anche con gli artt. 3, 24, 103 e 113 Cost. e con il principio di effettività della tutela giurisdizionale anche nei confronti degli atti della p.a. che da essi è desumibile e che è stato più volte riaffermato dalla Corte costituzionale».