Il nuovo Borriello sulla strada della Juve

da Genova

È un piccolo particolare, quasi insignificante. Ma racconta il cambiamento e la maturazione di Marco Borriello meglio di un trattato di professoroni: al telefono spiega, cortesissimo, per nulla montato, che quest’anno non ha mai parlato con nessun giornalista il giorno prima delle partite e che questo comportamento gli ha portato benissimo. Poi, si ferma un attimo. E, con il suo inconfondibile accento napoletano di San Giovanni a Teduccio, sbotta: «Ma è ora di finirla anche con queste sciocchezze. Parliamo pure».
È un altro Borriello, quello che ha fatto volare il Genoa al quinto posto. Più maturo, più serio, più consapevole dei propri mezzi. Più Borriello. Cinque gol nelle prime sette partite di campionato, una tripletta all’Udinese, un capolavoro contro il Cagliari, una rete pesantissima al Livorno, il tocco decisivo nella vittoria di Napoli... E oggi a Torino contro la Juve, un gol alla Signora è sempre da mettere in cornice.
È un altro Borriello, che ha più titoli sui giornali sportivi che su quelli di gossip. Che, continuano, certo. E sfiderei chiunque a pensare il contrario, considerando che ha una fidanzata come la modella argentina Belen Rodriguez, bellissima, sensualissima e simpaticissima, capace di distrarre dal gioco gli spettatori delle partite. I tifosi rossoblù le hanno dedicato uno striscione geniale: «Belin, Belen!». E, anche per i non genovesi, anche per i non addetti alla filosofia del «belin», dice già tutto. Ed è più di una splendida presenza da attrice non protagonista della carriera di Marco, perché Belen è stata decisiva in quella che poteva essere la svolta negativa per fare di Borriello un giocatore con un grande avvenire dietro le spalle: in una delle sue tre esperienze rossonere, dopo la sconfitta casalinga del Milan con la Roma dell’11 novembre 2006, Marco venne trovato positivo all’antidoping: prednisolone e prednisone, per la precisione, due corticosteroidi vietati. Il tutto gli costò tre mesi di squalifica, ma fu la difesa a entusiasmare tutti i cuori teneri d’Italia: Belen spiegò che quelle sostanze erano contenute in una crema che usava lei per un’infezione vaginale e che proprio non aveva resistito senza fare sesso con Marco anche in quei giorni. Tutte le donne che conosco, mi confermarono che si trattava di una spiegazione attendibile. Non tanto la crema. Proprio il fatto che a uno bello come Borriello non si possa resistere.
Da lì, da quella che poteva essere la fine, è cominciata la resurrezione. Borriello non si nasconde e come non nasconde la sua bellezza («Sì, sono bello, e allora?»), non nasconde nemmeno la fiducia nei suoi mezzi: «Non voglio apparire presuntuoso, ma conosco le mie qualità, conosco il mio carattere, conosco la serietà e la costanza con cui mi alleno e quindi non mi stupisco che le cose mi stiano andando così bene. Quello che ho, l’ho fortemente voluto e l’ho fortemente cercato». Non basta: «Con le mie qualità fisiche e tecniche, almeno due palle buone a partita mi capitano e poi sono avvantaggiato dal gioco straordinario di questo Genoa».
Spesso, si parla di un Milan pentito che lo rivorrebbe a gennaio, visto che ce l’ha in comproprietà con i rossoblù. Per Borriello sarebbe una rivincita di quelle epiche: «Anche se gli altri non erano in forma, la scelta non cadeva mai su di me». E anche Ancelotti è sistemato. Anche se Marco è calmissimo e ripete: «Non ce l’ho con nessuno, non cerco rivincite».
È un altro Borriello: «Sono ancora giovane, ho venticinque anni, ancora otto o nove buoni di carriera davanti a me. Col Genoa è iniziata la mia nuova carriera. E devo ringraziare moltissimo anche la squadra e i compagni, nessuno arriva in alto da solo».
La prossima volta che qualcuno mi stressa coi luoghi comuni sui belli stupidi e sui calciatori stupidi, lo chiudo in una stanza con Borriello.