Di nuovo in campo «Gli Amici del Giornale»

(...) non fu indolore. Non fu a costo zero. Ma «spaccò» anch’essa, visto che secondo buona parte della dottrina la Contri non aveva i titoli richiesti dalla Suprema Carta per essere nominata giudice costituzionale. Filippo Mancuso, straordinario Guardasigilli del governo Dini e persona retta se ce n’è stata una, ne fece una questione personale, continuando a tempestare tutti i governi sulla legittimità della nomina, fino alla morte. Quando anche i berlusconiani l’avevano ormai dimenticato, preferendogli altre figure proprio per il ruolo di giudice costituzionale, che sarebbe stato perfetto per lui. (Fra parentesi, se vi capita di guardare la scheda di Mancuso su Wikipedia, surrealmente, vi imbatterete in un antiberlusconiano doc e delle sue battaglie contro la Contri, Scalfaro e la sinistra non c’è traccia. Questo per dire della correttezza di alcuni paladini del «sapere libero»).
Insomma, tornando a Scalfaro, tutto si può dire tranne che l’ex capo dello Stato sia stato uno che ha unito. Eppure, leggendo le reazioni arrivate in redazione in questi giorni, sembra di essere capitati in un paradiso dell’«Io non ci sto» con le istituzioni liguri - che dovrebbero rappresentare tutti - impegnatissime a far ondeggiare il turibolo dell’incenso scalfariano. Passi per Maurizio Viaggi, segretario del partito socialista italiano della Liguria, che ricorda «l’antifascista, costituente e protagonista della vita democratica del nostro Paese» in un comunicato del Psi ligure. Almeno, si tratta di un privato cittadino che fa politica.
Ma già Claudio Burlando che - sia pure senza usare la carta intestata della Regione Liguria - fa un santino di Scalfaro, supera un po’ i limiti. Certo, il governatore della Liguria ha giurato da ministro dei Trasporti proprio nelle mani del pio Oscar. E quindi i suoi slanci lirici sono probabilmente legati a quel momento: «Il magistrato e il partigiano equanime e tollerante, incapace di vendetta». E chissà se ne fosse stato capace. Insomma, per Burlando «Scalfaro ci mancherà. Ci mancherà un uomo che ha fatto della difesa della Costituzione il suo dovere finale».
E già qui siamo all’apologia. Ma il meglio lo danno la sindaco Marta Vincenzi e il presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto che mettono le loro scalfariadi addirittura su carta intestata. Quella spesso negata agli eroi quotidiani di Genova, soprattutto quelli che non militano dalla loro parte. Per Marta «con Scalfaro se ne va un protagonista del nostro cammino democratico, che ha percorso con coerenza e fermezza, anche nei momenti più difficili, fedele all’integrità della sua formazione umana e intellettuale, nel rispetto di un alto senso dello Stato».
Alessandro Repetto non è da meno e, in uno dei suoi ultimi comunicati da presidente della Provincia, ricorda di Scalfaro «la sua coerenza, la sua integrità, il suo incessante impegno in difesa delle Istituzioni e il suo coraggio di uomo politico, sempre pronto a combattere battaglie di grande livello a sostegno dei principi democratici su cui si fonda il nostro Paese».
Ecco, io credo che si possa pensarla come si vuole. Ma penso che per parlare di un presidente della Repubblica che non solo ha subito, ma ha quasi organizzato un ribaltone che ha mandato all’opposizione chi aveva vinto le elezioni e che, soprattutto, ha spaccato l’Italia, ci vorrebbe più «sobrietà». Ora che è tanto di moda.