Il nuovo De Gregori punta tutto su ironia e leggerezza

«Si potrebbe definire un disco più cool, da piano bar, in qualche modo più sofisticato degli altri, soffice... ecco». A pochi giorni dal concerto romano, Francesco De Gregori parla del suo prossimo disco in uscita a maggio. Due canzoni nuove, il cantautore romano le ha suonate proprio in un Auditorium Conciliazione carico di entusiasmo e tutto esaurito. Un gustoso aperitivo per un disco già pronto e registrato nato fra una data e l’altra del tour teatrale.
Lei propone live delle nuove canzoni prima che il disco esca… non dovrebbe essere il contrario?
«E perché mai! Mi andava di sentire come suonavano live, volevo la risposta del pubblico, e poi non mi è mai piaciuto seguire delle regole in questo senso. Anche le mie tournèe non sono mai state consecutive a dei dischi nuovi».
Un tour infinito, con una band con la quale dà l’idea di divertirsi parecchio.
«Assolutamente sì, se non ci divertissimo sarebbe davvero la fine! Mi fa piacere quando si sottolinea la bravura della mia band. Al di là del vestito che decidiamo di far indossare ai pezzi, penso si senta quando i musicisti sono affiatati».
Palasport, stadi, teatri, auditorium, ma anche piazze o centri sociali lei ha fatto concerti davvero ovunque. Tornerebbe oggi a qualche esibizione da pianobar?
«Perché no? Amo suonare davvero ovunque ed è anche quello che consiglio ai giovani: suonare senza risparmiarsi. È quello il principio per arrivare al pubblico, più di quello di cercare a tutti i costi un contratto discografico».
Tornando al disco in uscita a maggio, due canzoni inedite nel live romano «Finestre rotte» e «Per brevità chiamato artista»: la prima è un rock ’n’ roll molto sixty ed è più diretta, la seconda ha bisogno di qualche ascolto ed è nel testo forse più criptica. A cominciare dal titolo.
«Quando mi dicono che i miei testi sono ermetici sorrido un po’, è stato così anche per altre canzoni ma poi nel tempo si capiscono. Finestre rotte è una canzone su quello che circonda, su quello che non va. Non mi piace spiegare i miei brani, si comprendono ascolto dopo ascolto. Per brevità chiamata artista prende spunto invece dalla curiosa formula burocratica che si usa nei contratti discografici. Questa cosa mi faceva sorridere per la sua freddezza».
Ha già deciso il titolo del disco?
«Ho in mente un paio di titoli a dire il vero. Ma preferisco non dirli perché magari poi cambio idea. Sarà un disco fatto di canzoni e atmosfere diverse una dall'altra, con brani nati dal clima teatrale della tournèe, meno palasport, meno rock, più cool, più con atmosfera da pianobar, brani con sonorità sofisticate… soffici, è forse questo il giusto aggettivo. Si tratta di un disco che si è suonato da solo, nella pausa fra un concerto e l'altro della tournèe».