Il nuovo De Lorenzo: «Così aiuto gli altri a guarire come me»

L’ex ministro della Sanità e la lotta al cancro: «A Londra ho scoperto il segreto per sostenere i malati»

da Milano

Francesco De Lorenzo è un uomo nuovo. L’ex ministro della Sanità, coinvolto in un’inchiesta giudiziaria che lo ha emarginato dalla scena pubblica è cambiato nella vita e nell’animo. Un cancro al colon lo ha prostrato ma anche rigenerato dal punto di vista morale e psicologico. Ha sofferto, poi combattuto e infine vinto il male. E oggi mette al servizio degli altri la sua esperienza di vita che lo ha tanto segnato. È diventato presidente della Federazione delle associazioni di volontari di oncologia e coordina il lavoro di migliaia di persone. Con lui il volontariato ha fatto un salto di qualità. Non solo assistenza ma anche progettualità e proposta. L’ex ministro sa bene cosa vuol dire avere il cancro. Ne è stato colpito personalmente, poi ha visto soffrire un suo carissimo familiare e ora anche la moglie è stata colpita da un cancro al pancreas. «Lei sta benissimo, l’ha scoperto per caso dopo una visita di routine. Come può succedere a chiunque – racconta De Lorenzo -. Del resto, di cancro, ci si ammala sempre di più. Oggi il rapporto è quasi uno su tre, nel 2050 sarà uno su due: siamo un popolo nel popolo, ormai».
De Lorenzo, proprio in occasione della seconda Giornata del malato oncologico, ricorda i suoi momenti bui. Che potrebbero appartenere ad altri milioni di persone. «Quando ho saputo della mia malattia ho avuto un momento di panico e un’improvvisa mancanza di fiducia nel futuro. Ti assale un senso di incertezza e una profonda solitudine. Chi si ammala di cancro si isola e difficilmente trova solidarietà, l’amico non sa cosa dire al malato». De Lorenzo è stato operato a Roma e per la chemioterapia si è trasferito a Londra. Ma non per snobismo. Suo figlio è primario in quella città e lui aveva bisogno stringersi attorno ai suoi cari. «Era un momento difficile, sentivo il bisogno di riservatezza dopo una vita molto sofferta» ricorda De Lorenzo alludendo alle sue vicissitudini giudiziarie. Ma il trasferimento è stato illuminante. «Ho capito che il mondo anglosassone è molto più avanti a noi. In ogni struttura oncologica c’è un sostegno psicologico. La chemio funziona meglio se c’è qualcuno che aiuta a capire». E a lui è servito moltissimo. Così, una volta in piedi, De Lorenzo si è rimboccato le maniche. «Il cancro è una grossa emergenza, è la vera disabilità di massa che comporta problemi etici, economici. Ho cominciato a occuparmi di volontariato oncologico all’Aimac, l’associazione ormai presente nei 18 centri italiani più prestigiosi». Per l’ex ministro, l’informazione è un aspetto fondamentale che va curato e incentivato. «Il sito dell’Aimac viene costantemente aggiornato di notizie sulle malattie, le terapie, ma anche sulle normative che riguardano il malato. Ma ci sono altre 400 sigle associative che hanno aderito alla Federazione che io presiedo. Insieme, portiamo avanti iniziative trasversali: assistenza domiciliare, accompagnamento, riabilitazione e proposte che hanno spesso anticipato le istituzioni». Come la norma contenuta nella legge Biagi e sostenuta dalla Favo. «C’è un articolo che consente ai malati di cancro di passare al part-time una volta che hanno superato la fase critica. Spesso però le aziende non la applicano perché nessuno glielo chiede». Altro esempio, la legge 80 del 2006 per la disabilità transitoria dei malati di cancro durante la chemioterapia. «Il governo Berlusconi ha approvato una regola importantissima che consente di ottenere in 15 giorni anziché in un anno la dichiarazione di disabilità. Anche questa è una regola sconosciuta ai più e purtroppo applicata solo in alcune regioni».
C’è, insomma, una disinformazione diffusa che non corrisponde al dilagare di un fenomeno ormai di massa. «Con le nuove terapie un malato su due guarisce ma dopo anni di convivenza con il cancro - spiega l’ex ministro –. Al paziente va somministrata non solo la terapia ma attribuiti nuovi diritti: quando un malato sta bene può fare tutto, quando è in recidiva non può fare niente». Non solo cure farmacologiche, dunque, ma anche migliore qualità di vita con sostegno psicologico e riabilitazione. «Attualmente pochissimi centri che fanno riabilitazione hanno uno psicologo in reparto. Noi, grazie agli sms abbiamo offerto 15 borse di studio per psicologi da inserire negli ospedali. Abbiamo chiesto agli italiani un euro, ci hanno risposto in 252mila. Ora faremo un nuovo appello, gli italiani sono generosi e rispondono alle richieste di aiuto per chi soffre».