Nuovo disastro aereo: 161 morti in Venezuela

Il pilota aveva chiesto di atterrare per un guasto al motore. Dopo pochi minuti un altro messaggio radio: «Si è fermato anche l’altro reattore». Poi il silenzio

Alberto Toscano

da Parigi

«Chiedo ai servizi di soccorso di avvicinarsi alle persone che hanno bisogno d'aiuto!», dice lo speaker che - all'aeroporto internazionale di Fort de France, sull'isola caribica francese della Martinica - legge tra le urla di dolore la lista delle persone imbarcatesi nella notte a Panama sul charter colombiano che poco dopo le 3 di ieri mattina, ora locale, s'è schiantato al suolo nel nord del Venezuela, in un'impervia zona montagnosa. A bordo del velivolo c'erano 161 persone, di cui otto membri dell'equipaggio e 153 passeggeri, tutti martinichesi di nazionalità francese. Tra loro un neonato.
Rientravano a casa dopo una settimana di vacanze a Panama, che è tradizionalmente la destinazione preferita dagli abitanti della Martinica per i loro periodi di riposo. Sull'aereo, preso in affitto da un'agenzia di viaggi francese delle Piccole Antille, non c'era quasi nessun posto libero. Non ci sono superstiti. Le squadre di soccorso hanno impiegato ore prima di raggiungere il luogo dell'incidente, anche perché le autorità venezuelane hanno avuto difficoltà a trovare elicotteri a tale scopo.
Poco prima dello schianto, il pilota ha lanciato l'Sos dicendo al servizio di controllo a terra che un motore era in panne e chiedendo l'autorizzazione a tentare un atterraggio d'emergenza nel più vicino aeroporto. Subito dopo si è bloccato anche l'altro motore del jet di produzione statunitense McDonnell Douglas 82. A quel punto non c'è stato più nulla da fare. I contatti con i controllori di volo si sono bloccati, l'aereo è scomparso dagli schermi radar e il terribile rumore dello schianto ha squarciato la quiete notturna.
A Parigi era prevista ieri una conferenza stampa del primo ministro Dominique de Villepin per illustrare la politica del governo di fronte alla crisi petrolifera. Dominique de Villepin ha dato lui stesso l'annuncio del disastro, lasciando poi la parola al ministro dei Trasporti Dominique Perben, che ha fornito una precisazione importante: il bireattore colombiano, che faceva la spola tra Panama e le Antille francesi, era stato ispezionato due volte nei mesi scorsi dalle autorità francesi della Direzione generale dell'aviazione civile, che non avevano riscontrato nulla d'anormale e che avevano dunque autorizzato la prosecuzione del servizio. Ma un portavoce della compagnia colombiana ha ammesso che un mese fa l’Md-82 aveva perso in volo parte della fusoliera e un altro velivolo della West Carribean aveva avuto lo scorso marzo un incidente, costato la vita a otto persone, di cui due membri dell'equipaggio e sei passeggeri. A seguito di questa vicenda la compagnia aveva dovuto sospendere i voli per una settimana.
Da Parigi è immediatamente partita per il Venezuela una task-force del Bea (Bureau enquêtes accidents, l'autorità tecnica francese competente per questo tipo d'indagini). Secondo i primi commenti, la causa della catastrofe sarebbe legata al carburante, circostanza che spiegherebbe la sostanziale contemporaneità nel blocco di ambedue i propulsori. Non si esclude neppure che il velivolo sia rimasto a secco di carburante.
Secondo gli esperti, è raro che ambedue i motori di un jet possano bloccarsi insieme, ma sta di fatto che per due volte in una settimana (l'incidente dell'Atr tunisino al largo di Palermo e quello di ieri in Venezuela) una cosa del genere si è verificata. Come se non bastasse, l'«agosto nero» dell'aviazione civile mondiale è stato caratterizzato anche dall'incidente all'Airbus A-340 del 2 agosto a Toronto, in Canada, e dal disastro del Boeing 737 domenica scorsa a Cipro.
Mai un numero così elevato di francesi aveva perso la vita in un incidente aereo. A Parigi l'emozione è enorme. Il presidente della Repubblica Jacques Chirac ha espresso in un discorso radiotelevisivo alla nazione il proprio cordoglio e la propria solidarietà alle famiglie delle vittime. Il ministro dell'Oltremare François Baroin è immediatamente partito per la Martinica. Al Quai d'Orsay, il ministero degli Esteri a Parigi, è stato istituito un centro informazioni, ma i parenti delle vittime si trovano quasi tutti dall'altra parte dell'Atlantico. Tra i membri colombiani dell'equipaggio morti c'è anche una hostess che non avrebbe dovuto trovarsi sul velivolo: era preoccupata perché da tre giorni non veniva convocata al lavoro ed è stata felice quando una telefonata le ha chiesto di precipitarsi all'aeroporto di Panama per sostituire una collega, improvvisamente ammalatasi.