Nuovo giallo nella casa del delitto Rubato il materasso di Meredith

A distanza di un mese a Perugia qualcuno ha "profanato" ancora la cascina in cui
fu ammazzata la giovane inglese. Per la polizia è un mistero

Puntuale, una volta al mese e negli stessi giorni. Per la seconda volta qualcuno ha «profanato» in piena notte, proprio come si addice a un macabro noir intinto di misteri, la casa perugina di via della Pergola. Il luogo del delitto, quello dove il 1° novembre 2007 Meredith Kercher, all’indomani di Halloween, trovò la morte nella sua stanzetta da studentessa. Seminuda e sgozzata.
Un giallo con due imputati e un condannato, un mistero i cui contorni a dispetto del processo in corso, sembrano, però, ancora troppo sfumati. Rudy in cella con 30 anni da scontare, la bella Amanda e l’allora suo fidanzato Raffaele sul banco degli imputati. Fuori intanto si aggira un’ombra, ammesso che di una sola si tratti, che avvolta nel buio, inquietante come l’enigma che nasconde raccoglie macabri feticci. Il 19 febbraio la polizia scoprì che qualcuno aveva violato i sigilli entrando nella cascina; il 19 marzo ci si è accorti del bis. E stavolta il solito ignoto si è portato via il materasso e il cuscino dove dormiva la vittima, oltre a una valigia con coltelli e posate.
Certo non un furto per far soldi. Dunque? Vien da pensare a un angosciante cacciatore di «reliquie», a un qualche malato satanista avvezzo a pentacoli e macabri riti.
La prima volta gli intrusi erano passati da una finestra laterale, dopo aver scalato, con l’aiuto di una grata dell’appartamento del seminterrato, la parete dell’edificio. Contro gli infissi e i vetri della finestra era stato lanciato un vaso di fiori, mentre all'interno, nel soggiorno, avevano provveduto a mettere tutto a soqquadro. Come se si cercasse qualcosa. Il tutto in una cornice da horror, con ceri e candele accese, coltelli appositamente disposti sul pavimento e su una poltrona dove c’era ancora una coperta appartenuta a Metz. Infine una lama appoggiata su una busta intestata forse con un fotomontaggio, alla «Polizia». Gli intrusi stavolta hanno anche cercato di forzare l’abbaino che dà sul tetto presente nel bagno piccolo della casa. E lì gli uomini della Scientifica sono riusciti a isolare delle impronte di scarpe.
Insomma un giallo nel giallo, mentre nell’aula della corte d’Assise continuano gli interrogatori. Ieri è stata la volta di cinque testimoni.
Una, Alessandra Formica, ha raccontato che la sera dell’omicidio passò con il fidanzato sulle scalette nei pressi della casa di Mez e una «persona di colore», un ragazzo, li urtò salendo «di fretta» i gradini. Ha spiegato che non saprebbe riconoscerlo ma ha escluso «a priori» che potesse trattarsi di Rudy Guede, l’ivoriano già condannato. Rosa Guaman Fernandez, che lavorò nella casa di Sollecito come collaboratrice domestica, spiega invece di non avere mai utilizzato la candeggina (che per l’accusa fu impiegata per ripulire l’arma del delitto) nelle pulizie ma solo del Lisoform. Nuova udienza venerdì prossimo ma entro giovedì le parti dovranno indicare alla Corte i rilievi che intendono compiere nella casa di via della Pergola nel corso del sopralluogo chiesto ai giudici stessi.
Intanto Sollecito, inseguito anche ieri dagli amorevoli sguardi di Amanda, si prepara a traslocare. Almeno per un po’. Nelle prossime ore verrà trasferito nel carcere di Verona dove martedì sosterrà i primi due esami del corso di laurea specialistica in informatica. Linguaggio informale ed elementi di fisica le materie sulle quali si misurerà davanti a una commissione, all’interno della struttura di reclusione. Nelle pause del processo, intanto, lui sfoglia gli annunci dei giornali. Sotto la voce «offerte di lavoro».
Beata fiducia.