Nuovo giro di vite del Vaticano: «Bisogna collaborare con la polizia»

Nuovo giro di vite dal Vaticano sugli abusi sessuali commessi sui minori da membri del clero. Da oggi, in tutto il mondo, la Chiesa parlerà con una sola voce, uniformando le procedure, per soluzioni sempre più rapide ed efficaci.
È questo il senso della Lettera circolare della Congregazione per la dottrina della fede, scritta «per aiutare le Conferenze episcopali nel preparare le linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici». Non c'è bisogno di nuove norme (l'ultimo aggiornamento risale appena all’anno scorso), basterebbe applicare quelle esistenti nella loro integrità, e oggi arriva una ulteriore spinta in questo senso. Tra i punti più sensibili, quello dell’obbligo da parte dei vescovi di collaborare con le autorità civili, verso le quali la Chiesa è spesso accusata di ritrosia.
La normativa in vigore non se ne occupa, in quanto i due procedimenti procedono in modo parallelo e distinto, tuttavia si è fatta sempre più strada la convinzione e la prassi a collaborare con la giustizia civile. Nei mesi scorsi, una nota del Vaticano chiariva che «va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte». È stato così in Germania, dove la Chiesa si è seduta al tavolo con il governo; in Belgio, nel caso del vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, dimissionato per abusi sul nipote; in Canada, dove nei confronti dell'ex vescovo Raymond Lahey, benché il processo civile sia chiuso, «la Santa Sede continuerà a seguire le procedure canoniche» fino ad adottare «appropriate misure disciplinari o penali».
Qualcosa di simile al caso di don Lelio Cantini, il parroco fiorentino ridotto allo stato laicale nel 2008 per abusi su minori: il pm Canessa parla di «comportamento apparentemente omissivo» e «lunga inerzia» da parte della Chiesa, tuttavia il procuratore ha riferito che è «pervenuta alla Procura di Firenze richiesta di rogatoria» da parte del Vaticano. Ed è cronaca di questi giorni l'azione decisa con cui il cardinale Angelo Bagnasco ha sospeso dall'esercizio delle sue funzioni don Riccardo Seppia, arrestato nell'ambito di un'indagine di doping e abusi, esprimendo «piena fiducia nella magistratura». E se non è competenza della Chiesa la denuncia alle autorità civili, la diocesi di Bolzano ha predisposto un modulo online per chi «desidera un intervento da parte della Procura della Repubblica, la quale procederà nella massima riservatezza». Ma non chiamatela «tolleranza zero»: Benedetto XVI è convinto che la giustizia debba procedere in modo deciso, perché non c'è «carità senza fare «verità», ma ugualmente «non è verità quella che elimini semplicemente il colpevole». Per questo fin dalla Lettera ai cattolici irlandesi, un anno fa, il Papa raccomanda preghiere e penitenza, prima di ogni provvedimento. Per questo, egli stesso ha incontrato più volte le vittime degli abusi. Per questo, in volo verso Londra a settembre scorso aveva messo al primo posto le vittime, chiedendo una giusta pena, il recupero e la cura dei colpevoli. Sottolineando poi l'importanza della formazione umana dei sacerdoti.