«Nuovo governo, nuovo programma»

da Roma

Onorevole Enrico Boselli (Sdi), siamo alla frutta?
«No, non credo che il governo sia alla fine. Certo, è inutile girarci intorno: la situazione è molto difficile».
Aveva mai visto due ministri accapigliarsi in questo modo?
«No, mai visto. E lo trovo gravissimo».
Tanto per capire, ma chi ha ragione tra Mastella e Di Pietro?
«Sull’avocazione non bisogna neppure entrarci, sarà compito del Csm. Così com’è scontato che la legge sia uguale per tutti».
Anche per Mastella e Prodi?
«Anche per loro, è giusto che i giudici possano eventualmente perseguirli senza privilegio alcuno».
Allora sta con i giudici?
«Sì, a patto che parlino attraverso le sentenze e non attraverso interviste, dichiarazioni e appelli. È inaccettabile che un Pm cerchi di costruire il consenso popolare attorno alle proprie inchieste».
Una prassi che costruì il successo di Mani pulite.
«Ecco, da quale pulpito. Non credo che Di Pietro sia proprio un modello da seguire. Ha utilizzato il clamore delle sue inchieste per entrare in politica. S’è addirittura fatto un partito personale, anzi, molto personale».
Ministri che litigano, azione di governo imballata, la sconfessione sulla Rai...
«Quest’ultima situazione è frutto di un grave errore politico del Pd, la sostituzione di un consigliere della Cdl con uno del Pd. Un atto di arroganza, e prima o poi si paga il conto... Poi vantiamo pure un record mondiale... ».
Quale?
«Due premier: uno vero, Prodi. L’altro virtuale, Veltroni, che si prepara a diventarlo».
Di fronte a tutto questo, non è meglio staccare la spina?
«Non durante la Finanziaria».
Allora come se ne esce?
«Con un colpo d’ala dello stesso Prodi: un nuovo governo con un nuovo programma».
Anche con nuovi alleati?
«Non credo che si possa disattendere il mandato elettorale. In quel caso, meglio andare di nuovo alle urne».
Se cade prima, governo istituzionale con mandato preciso?
«Non credo che per un governo istituzionale sia più facile fare la legge elettorale. Ogni partito, ormai, la vuole a sua misura».