È di nuovo "guerra" tra Malpensa e Fiumicino

Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ostenta sicurezza e dice: Cai farà di Malpensa il suo hub. Immediata la replica da Roma. Il sindaco Alemanno contrattacca e spara: «Qualsiasi supremazia di Malpensa su Fiumicino è inaccettabile e infondata». Il presidente della Regione Lazio è ancora più provocatorio: «Se è vero quanto dichiarato da Formigoni chiederò subito una smentita a Cai». Smentita che non è arrivata. Oggi Cai - che ieri ha annunciato di aver comprato Air One - illustrerà le sue strategie e si vedrà se Formigoni aveva realmente ragione.

Si è riproposta ancora una volta una vicenda che ha dieci anni di vita (quanti Malpensa) e che consiste nel continuo braccio di ferro tra Roma e Milano sulla questione del «primato» aeroportuale. Oggi i contorni della vicenda sono cambiati perché la nuova compagnia italiana è privata, i suoi soci sono radicati al Nord, e la difesa più strenua di Malpensa è tenuta dalla Lega, alleata del governo in carica, quello che ha voluto la ristrutturazione-salvataggio di Alitalia. Si dirà: tutto è più chiaro. Invece no, perché la presenza di due aeroporti su Milano - Linate e Malpensa - penalizza, con la duplicazione dei collegamenti, chi voglia fare di Malpensa un hub. Così Cai punta, con evidenza, a realizzare il piano rimasto incompiuto dieci anni fa: quello di limitare Linate solo ai collegamenti Milano-Roma, concentrando tutto il resto a Malpensa.

Questo ha nuovamente sostenuto ieri - in un incontro con Formigoni e con l’assessore regionale ai Trasporti Raffaele Cattaneo - l’amministratore delegato di Cai, Rocco Sabelli, il quale ha ripetuto linee già note: il traffico intercontinentale di Cai (una quindicina di voli, o giù di lì) sarà concentrato a Malpensa, perché è al Nord che c’è il mercato pregiato, quello business. A Roma saranno basati solo i pochi voli di lungo raggio giustificati da un’ottica turistica e di relazioni indispensabili a una capitale. Ma - ha ripetuto Sabelli - è necessario ridurre drasticamente Linate.

Formigoni, prendendo atto delle promesse, le ha espresse pubblicamente anticipando quello che oggi Cai illustrerà al suo esordio con la stampa, per fissare gli impegni presi. E con Sabelli è stato chiaro: vi daremo una mano su Linate se ci sarà veramente un forte impegno, anche in termini di investimenti, su Malpensa. (In realtà, detto per inciso, la parola «hub» Formigoni non l’ha pronunciata, ma ha usato quella più generica di «aeroporto di riferimento»).

Ieri, alla vigilia della firma definitiva con Alitalia, Cai ha firmato il contratto per rilevare Air One, insieme con Air One CityLiner, Eas (European avia service) e Air One technic. Dalla integrazione delle due compagnie nascerà la Nuova Alitalia, il cui debutto è previsto per il 12 gennaio. Carlo Toto, che vende una parte della flotta mentre affitterà gli aerei nuovi a mano a mano che arriveranno, si impegna ad acquistare in Cai una quota pari a 60 milioni di euro. AirOne apporta alla nuova compagnia la sua quota di mercato nazionale, che nel secondo semestre ha raggiunto circa il 50% (più della stessa Alitalia, quindi) e 58 aerei.
Quanto al partner estero, Silvio Berlusconi, che si era espresso a favore di una partnership industriale e non per un ingresso nell’azionariato, ieri ha precisato: «Non volevo interferire. Parlavo da imprenditore».

Nel quadro della composizione dei tasselli necessari a far decollare la nuova compagnia, oggi arriverà anche la firma delle associazioni degli assistenti di volo Avia e Anpav - che sinora erano schierate nel «fronte del no» a Cai assieme a Anpac, Up e Sdl - alle intese firmate il 31 ottobre a palazzo Chigi da Cgil, Cisl, Uil e Ugl, e a ulteriori garanzie occupazionali. Ieri, intanto, Alitalia e tutte le nove sigle sindacali hanno raggiunto al ministero del Lavoro l’accordo sulla mobilità per tre anni per i lavoratori che saranno ancora in cassa integrazione al termine dei quattro anni previsti. E già oggi Cai potrebbe spedire le lettere di assunzione per i 12.639 lavoratori della Nuova Alitalia.