Il nuovo hidalgo di Madrid pronto a tagliare teste vip

Martin ha già stilato la lista degli epurandi: via Ronaldo e Carlos. Il patrimonio quadruplicato di Perez

Gian Piero Scevola

Florentino Perez s’è n’è andato con un groppo in gola e le tasche piene di euro. Il Real Madrid è rimasto senza il presidente che avrebbe dovuto farlo diventare «galattico», non solo di nome ma anche di fatto, e si ritrova invece con un bel buco in cassa. Non è bancarotta, non è crac finanziario, perché le risorse dei madridisti a livello di merchandising sono infinite, ma i soldi spesi negli ultimi sei anni da Perez sono lì a testimoniare delle mani bucate di troppi presidenti. Spendere è bello, spendere è facile e stanno a dimostrarlo i 422 milioni che Perez ha gettato sul mercato da quando, il 17 luglio 2000, è diventato il numero uno del Real, ambiziosamente trasformando le «merengues» in «galacticos».
Sei anni nei quali la campagna acquisti è stata finalizzata quasi esclusivamente all’ingaggio del campione più grande, del nome, della «figurina» da mettere nell’albo dei ricordi: giocatori spesso poco funzionali alla squadra, ma in grado di far sognare i tifosi e di convincere gli sponsor. Un nome all’anno, tanto per gradire: Figo (71 milioni), Zidane (79), Ronaldo (45), Beckham (35), Owen (12), Robinho (25), con l’aggiunta dei vari Makelele (15), Flavio (24), Samuel (27), Woodgate (20), Gravesen (3,5), Sergio Ramos (27), Baptista (20), Diogo (6), Garcia (5), fino ai recentissimi Cicinho (8) e Cassano (5,5). E, come ritorno, una bella serie di vittorie iniziali: 2 titoli della Liga (2001 e 2003), una Champions (2002), una Intercontinentale (2002), una Supercoppa europea (2002) e due di Spagna (2001 e 2003). Poi lo stop e il crollo dei risultati.
Certo che, paragonando quello che ha vinto e speso Perez in 6 anni ai 10 di Moratti, il saldo è nettamente attivo per l’ingegnere che aveva rifondato il Real sulla base di tre comandamenti: prestigio, marketing aggressivo e pugno di ferro. La passione per il marketing lo portò nel 2002 a licenziare Vicente Del Bosque, che pure aveva vinto una Champions e due volte la Liga. «È fuori moda», aveva sentenziato Florentino, che voleva un tecnico «dall’immagine dinamica», capace di parlare molte linque, brillante, trasgressivo e via dicendo. Lo stesso ingaggio di Arrigo Sacchi, messo a dirigere la parte tecnica quando ormai la barca stava affondando, risponde a questa logica. E come è andata a finire dopo un anno, con le dimissioni per stress da parte dell’uomo di Fusignano, ormai lo sanno tutti.
Ma il 58enne Perez non se ne va a mani asciutte perché il suo patrimonio personale, valutato in 150 milioni quando è diventato presidente del Real (un club che non si acquista perché è proprietà degli oltre 50mila soci, ma si gestisce soltanto), ora che lascia il club sarebbe cresciuto fino a 685 milioni. Certo Perez, con la tessera numero 5.894 di socio regalatagli dal padre quando aveva 13 anni, ha ben sfruttato la poltrona diventando uno dei più famosi e ricchi costruttori spagnoli. Sua anche la grande intuizione che ha portato nelle casse del Real un fiume di soldi quando nel 2001 ha venduto per 446 milioni la Ciudad Deportiva, acquistata nel 1956 per 12 milioni di pesetas. Ora la palla passa all’immobiliarista milionario Fernando Martin, 16° presidente del Real che non tirerà fuori un cent dalla propria tasca, ma che ha programmato l’epurazione: via Ronaldo, Roberto Carlos, Salgado, Helguera, Gravesen e Cassano. Resta invece Beckham (numero uno per il marketing) e i sogni riguardano Adriano, Ibrahimovic, Emerson, Pizarro. In panchina Capello, Wenger o Camacho.