Nuovo libro contro il premier David Lane citato per danni

Il corrispondente dell’«Economist» e la casa editrice Laterza querelati dal Cavaliere per «L’ombra del potere»

Emanuela Ronzitti

da Roma

Stavolta il premier Berlusconi non l'ha perdonato. David Lane, corrispondente dell'Economist in Italia, è stato citato in giudizio per diffamazione dopo l'ultima uscita del suo nuovo volume nelle librerie italiane «L'ombra del potere». Lane, già noto alle cronache per aver collaborato all'inchiesta nel 2001 pubblicata dal settimanale britannico, che gettò fango sulla figura del leader di Forza Italia, è tornato ora a parlare del «fenomeno Berlusconi». Ma stavolta il contenuto pungente del saggio gli ha scatenato contro i legali del premier che hanno chiesto, al giornalista e alla casa editrice Laterza, un risarcimento di oltre un milione di euro per danni morali.
L’ultrasessantenne giornalista dell’Economist fu l'artefice di quel polverone che si sollevò intorno alla figura del Cavaliere e al suo premierato. Sulle prime pagine della stampa internazionale fu definito come il «caso italiano» e dipinto quasi come «un male incurabile» per il nostro Paese. Durante quel periodo sulle copertine dell'Economist campeggiava ripetutamente lapidaria la scritta: «Perché Belusconi è inadatto a guidare l'Italia». Lane, da oltre trent'anni nel nostro Paese, non si è fermato a quell'inchiesta. Ma è andato oltre ricalcando le ombre di quella vecchia indagine proprio con il volume «L’ombra di Berlusconi, crimini, giustizia e l'inseguimento del potere», all’interno del quale viene tracciata la gigantografia di un personaggio al di sotto dei livelli minimi di presentabilità. Stavolta però la tipica freddezza anglosassone ha forzato la mano bocciando ripetuamente tutta la politica di questi anni del governo Belusconi. Il libro analizza l’ascesa finanziaria di Berlusconi e non tralascia di criticarlo neppure quando veste i panni dell’uomo «con il fiuto per gli affari». «Che abbia il senso per gli affari non direi - esordisce Lane durante un’intervista - è estremamente abile nel cogliere occasioni e nello sfruttare persone». Definisce la sua «scesa in campo» come «una mossa difensiva dopo Tangentopoli». Non si risparmia neppure nel definire con l’appellativo «pessima» la gestione italiana durante il G8 di Genova del 2001 additata come troppo repressiva per la massiccia presenza delle forze dell’ordine: «Degna di una dittatura fascista». Le accuse si rincorrono da una pagina all’altra del volume «anti Berlusconiano» e vanno oltre, etichettando la politica estera del premier «stravagante e incline alle gaffes», per poi archiviare come un «fallimento» il semestre italiano di presidenza dell’Unione europea. Il quadro non regala affatto un’immagine positiva neppure degli italiani dipinti come degli «stolti» per aver scelto di farsi rappresentare dal Cavaliere alla guida del Paese. «Gli italiani sono stati misericordiosi con Berlusconi - scandisce Lane - non hanno usato lo stesso metro di giudizio degli elettori dei Paesi nordeuropei». Lane ha in testa una visione apocalittica del nostro Paese secondo lui «corrotto e con una criminalità organizzata profondamente radicata», con un governo che si preoccupa «più di aiutare il presidente del Consiglio che di sconfiggere i delinquenti». Insomma quello che ne viene fuori è un Berlusconi incantatore di serpenti nelle mani del quale si «concentrerebbe il potere mediatico». Di fronte a tanta imparzialità, bon ton e distacco britannico, chi non avrebbe querelato?