Nuovo mandato di arresto per Julian Assange Wikileaks cancellato dagli Usa: server in Svizzera

Il provider americano a cui si appoggia il sito Wikileaks.org ha rimosso dalla rete il
sito. Motivo ufficiale: "Una serie di attacchi hacker minacciano la stabilità del sistema". Ma da Twitter lo staff del sito denuncia: "Siamo stati oscurati". E Assange ammette: "Temo per la mia vita"

Milano - Nuovo mandato d’arresto internazionale, in Svezia, per il fondatore di Wikileaks, Julian Assange. Lo ha reso noto la procura svedese, spiegando che la nuova richiesta contiene elementi sollecitati dalla polizia britannica. Assange, che da ottobre si trova nel Regno Unito, è ricercato per aggressione e violenza carnale.

Assange: temo per la mia vita Le minacce alla vita del fondatore di Wikileaks sono di pubblico dominio: "Stiamo adottando le precauzioni appropriate, nella misura in cui ciò sia possibile avendo a che fare con una superpotenza", spiega lo stesso Assange, rispondendo on-line alle domande dei lettori del quotidiano britannico The Guardian. Nel frattempo la magistratura svedese ha emesso un mandato d’arresto internazionale contro Assange - ricercato dalla giustizia svedese con le accuse di stupro e violenza sessuale - completandolo con gli elementi richiesti dalla polizia britannica. Tuttavia, sottoliena Assange, anche se il sito di WikiLeaks dovesse essere in qualche modo bloccato, non c’è modo di fermare il "CableGate": "L’archivio del Cablegate è stato disseminato in forma criptata ad oltre 100mila persone: se dovesse succederci qualcosa, le parti fondamentali verranno diffuse in maniera automatica. Inoltre, gli archivi sono anche nelle mani di numerose testate giornalistiche". "Siamo ancora indietro rispetto alla tabella di marcia", prosegue Assange, il quale si era sempre aspettato che WikiLeaks potesse avere un ruolo globale ma che gli potesse essere riconosciuto già nel 2007, quando "cambiò i risultati delle elezioni politiche in Kenya". 

Wikileaks cancellato dal server Usa Ormai è una vera e propria guerra di nervi. Ma non solo. EveryDNS, il provider a cui si appoggia il sito WikiLeaks.org ha rimosso dalla rete il sito. "Wikileaks.org - dice un comunicato in cui si spiega la decisione - è stato messo sotto attacco da varie azioni degli hacker. Questi attacchi hanno minacciato la stabilità dell’infrastruttura di EveryDNS.net e rischiano di fare lo stesso in futuro". Il sito è rimasto oscurato per sei ore prima di ricomparire con un nuovo dominio svizzero, wikileaks.ch. È stato lo stesso sito a denunciare su Twitter che "il dominio Wikileaks.org è stato eliminato da everydns.net dopo asseriti attacchi di massa". Nel messaggio anche un link a un sito di donazioni con la dicitura "Manteneteci forti".

Rapporto interrotto Un comunicato sul sito di everydns.net, uno dei più grandi siti che forniscono dominii Internet, ha spiegato di aver interrotto la fornitura del dominio a Wikileaks.org alle 4 del mattino ora italiana. Motivo: la violazione della clausola che afferma che "il membro non deve interferire con l’utilizzo o la fruizione del servizio da parte di un altro membro o con l’utilizzo e la fruizione di servizi simili da parte di un altro soggetto". È il caso egli attacchi informatici multipli Ddos contro Wikileaks che mettevano a rischio l’accesso agli altri 500mila siti gestiti da everydns.net.

L’avvocato di Assange Mark Stephens, uno dei legali di Assange, ha affermato che c’è uno Stato dietro gli attacchi informatici. In precedenza Wikileaks era stato sfrattato dai sistemi di Amazon.Com e da Tableau Software, la compagnia che aveva realizzato e pubblicato i grafici dei cablogrammi diplomatici Usa.

Proposta al Senato Usa Alcuni senatori degli Stati Uniti hanno presentato una proposta di legge per facilitare azioni giudiziarie contro Wikileaks e Assange. La proposta, avanzata da due repubblicani e dall’indipendente Joe Lieberman, mira a rendere illegale la pubblicazione di nomi di informatori dei servizi segreti americani. "Assange e i suoi complici hanno creato per i nostri nemici una lista di bersagli da colpire - hanno detto i senatori - Wikileaks non è un sito di informazioni e Assange non è un giornalista".