Un nuovo Midas trent’anni dopo

Sono passati trent’anni dal luglio del 1976, quando all'hotel Midas iniziò per i socialisti una nuova stagione, forse la migliore nella storia del socialismo italiano.
Il Comitato Centrale del Midas ha sicuramente segnato la vicenda politica di questo Paese. Oggi quell'incontro può essere un episodio da consegnare alle pagine della storia e insieme un’occasione per capire come sia possibile superare una crisi e «ripensare» una proposta politica.
In un momento drammatico della vita del Partito un gruppo di giovani dirigenti decise di intraprendere un nuovo corso. Fu disposto di perseguire, nei fatti, «la linea dell'alternativa» sancita dal 40° Congresso Nazionale. Non si litigò sulle forme dell’organizzazione, si superarono le correnti e si volò alto: si decise di praticare la via del riformismo quale pratica quotidiana. Fu la scelta giusta che inaugurò una nuova stagione. Il ciclone di tangentopoli, che trovò terreno fertile per alcuni errori che pure furono commessi, interruppe il filo di una esperienza importante.
Negli ultimi quattordici anni, in vari modi, abbiamo tentato di riprendere quel filo, con tentativi più o meno riusciti. Ho provato con tanti socialisti, prima da militante e poi da dirigente di Partito, a dare un contributo per la rinascita di un Partito Socialista.
Chi si propone come classe dirigente ha il dovere di guardare ai fatti. Chi pensa, poi, che il riformismo sia una caratteristica dell'agire quotidiano ha anche il compito di leggere e interpretare quei fatti. La realtà dei fatti ci dice che non siamo riusciti a creare un contenitore credibile per la comunità dei socialisti. La creazione di un contenitore è stata l'obiettivo, comprensibile, soprattutto di una parte dei dirigenti del Psi. È stata la battaglia, il moto dell'orgoglio, di chi aveva lavorato alla creazione di un grande Partito e lo aveva visto, ingiustamente, distrutto. È stata la battaglia di tanti giovani che il Psi non lo avevano mai conosciuto ma che hanno avvertito il dovere morale di riscattare una storia.
Bisogna avere il coraggio, oggi, di lavorare a qualcosa di diverso rispetto agli ultimi anni. La comunità socialista, milioni di uomini e donne che ci avevano sostenuti negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta, in questi anni non ci ha seguito. Non abbiamo avuto la capacità di parlare a chi, evidentemente, non ci chiedeva un contenitore, ma una politica.
La grande intuizione del Midas fu quella di intercettare nuovi consensi, di offrire nuovi diritti e nuove tutele. Ci fu una straordinaria capacità di guardare alla società per elaborare nuove proposte.
Il Psi è morto quando venne meno quella capacità ed è quando vennero meno le idee che si crearono le condizioni perché l'azione sciagurata della magistratura avesse vita facile. Per riscattare quella storia, per riprendere il filo spezzato dobbiamo tornare a «progettare politica».
La società è cambiata, i giovani ci chiedono di garantire nuovi diritti, il mercato del lavoro ci chiede flessibilità senza dimenticare le tutele, i professionisti ci chiedono di poter competere in un mercato libero, il mondo globalizzato ci impone di guardare all'Europa e al resto del mondo. Essere socialisti oggi significa aver conservato la predisposizione a parlare al Paese per affrontare i problemi veri e trovare le soluzioni.
Nel panorama politico italiano non ci sono le condizioni per pensare a una forza socialista autonoma, di stampo europeo. Non ci sono le condizioni perché le ferite di tangentopoli sono ancora aperte, perché gli esecutori materiali della distruzione del Psi siedono in Parlamento, perché è ancora troppo timida la vena riformista dei Ds, troppo condizionati dalla sinistra massimalista e conservatrice e perché mancano, o sono ancora poche, le proposte e le istanze dei riformisti.
Non ci sono le condizioni oggi, non è detto che non ci saranno domani. Incalzare la sinistra italiana sui grandi temi del rinnovamento e della modernizzazione del Paese è possibile. Lo possono fare i trentenni se avranno la capacità di non farsi ingabbiare nelle beghe di cortile e se in essi sarà più forte la volontà di costruire una politica rispetto alla volontà di mettere insieme sigle, partitini, vecchi gruppi dirigenti.
Chi si sente socialista ha la possibilità in Forza Italia di conservare il proprio patrimonio culturale e ideale, di esprimersi, di sfidare la sinistra conservatrice sui temi della innovazione.
Mettere al centro dell’agenda politica le grandi questioni che interessano l'Italia, dare rappresentanza a quanto di nuovo è maturato negli ultimi trent’anni, chiedere a chi si sente socialista di confrontarsi sulle cose da fare e sul cambiamento, è la sfida dei trentenni.
Decidere di percorrere la via dell'alternativa sarebbe l'inizio di un nuovo corso.
*Vice presidente del gruppo parlamentare di Forza Italia