Il nuovo Minculpop «istruisce» i cronisti

L’Associazione Stampa romana (che, per chi non lo sapesse, è l’articolazione regionale della Federazione nazionale della stampa, ossia del sindacato unico dei giornalisti italiani) potrebbe organizzare un corso accelerato, magari in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti, per insegnare al sindaco, agli assessori e ai consiglieri comunali come si amministra una città. Una proposta provocatoria? Niente affatto. È un progetto speculare al corso «Comunicazione e sicurezza», presentato ieri nella sede dell’Associazione stampa romana da due assessori di Veltroni, Cecilia D’Elia (Pari opportunità) e Jean Leonard Touadi (Sicurezza). Il corso - è stato spiegato - servirà ad aggiornare i giornalisti delle testate locali sulle tematiche della sicurezza urbana per migliorare la loro capacità di informare i cittadini evitando la diffusione di allarmismo, preoccupazione e paura tra la gente. «La sicurezza - ha detto D’Elia - è un tema strategico per la costruzione dello spazio pubblico romano e il rischio è che la questione venga declinata solo come richiesta di legalità e ordine pubblico. Il trend di reati contro le persone diminuisce, eppure non è questo il sentimento percepito dai cittadini». E Touadi ha aggiunto: «I giornalisti devono riflettere sulla valenza sociale del proprio scrivere. La ricerca della spettacolarità rischia di provocare una fuga dalla realtà estremamente pericolosa. Bisogna evitare la stigmatizzazione di determinate categorie».
Traduzione: cari giornalisti, non potete scrivere che Luigi Moriccioli è stato ammazzato a bastonate da due romeni per rubargli un cellulare e un lettore cd; non potete scrivere che Vanessa Russo è stata ammazzata da due prostitute romene una delle quali le ha conficcato un ombrello nell’occhio dopo una banale discussione in metrò; non potete scrivere che Giovanna Reggiani è stata brutalmente ammazzata da un romeno per rubarle la borsa con pochi euro; non potete scrivere che la banda dell’“arancia meccanica” che ha rapinato, stuprato, aggredito decine di persone era formata da romeni arrestati e poi liberati, perchè così facendo «stigmatizzate determinate categorie».
Insomma al sindaco Veltroni che, in un modo o nell’altro, è riuscito a ottenere un trattamento più che benevolo dalle cronache locali di tutti i giornali - escluso, ahilui, il nostro - non basta più avere titoloni a nove colonne su ogni progetto presentato, sulle notti bianche o sulle feste del cinema. Evidentemente preoccupato dal calo di popolarità registrato in questi ultimi mesi e puntualmente registrato dal recente sondaggio del Sole 24 Ore, cerca ora di correre ai ripari. Essendo convinto che quello che conta è ciò che appare (non la realtà), sta ora tentando di «correggere» perfino l’immagine della cronaca nera sui quotidiani. E al posto delle veline del Minculpop - che tutt’al più facevano sorridere l’Italia del tanto vituperato Ventennio - utilizza i corsi di formazione per giornalisti. Questo goffo tentativo ha inevitabilmente scatenato una valanga di polemiche da parte di esponenti del centrodestra. Anche se non ci si può stupire più di tanto: Veltroni è abituato a dettar legge. Lo ha già fatto col governo Prodi sul decreto in materia di sicurezza e proprio ieri sulla destinazione di Ahmetovic. Invece l’aspetto più sconcertante della vicenda è nel ruolo del sindacato romano dei giornalisti il cui segretario «confida nell’intelligenza e nelle capacità professionali dei colleghi che sanno come scegliere e trattare le notizie senza farsi condizionare da alcuna parte politica». Meno male, la libertà d’informazione è salva. Ma, allora, il contestato corso a che cosa serve?