Nuovo muro a Berlino: domeniche di Natale vietate allo shopping

La domenica è finita in tribunale ed è stata condannata. Al riposo. Cioè negozi chiusi, saracinesche abbassate. Per i giudici tedeschi deve restare il giorno del relax: lo shopping passa in secondo piano, anche se è Natale. E chissenefrega se Berlino cerca in ogni modo di ripianare i conti in rosso e i commercianti tentano di vendere qualche camicia o profumo in più, la Corte suprema di Karlsruhe ha sentenziato: l’apertura domenicale dei negozi è incostituzionale.
I giudici hanno stabilito che le domeniche e le altre festività sono «giornate del riposo dal lavoro», non solo per motivi religiosi, ma perché contribuiscono al recupero fisico e spirituale dei lavoratori e stimolano la loro partecipazione alla vita sociale. È vero che la sentenza è arrivata dopo il ricorso presentato dalle chiese cattolica ed evangelica, che hanno chiesto la revoca dell’apertura dei negozi a Berlino nelle quattro domeniche dell’Avvento. Ma per le toghe non si tratta di una questione di fede, quanto «umana»: è la persona che dev’essere tutelata, e posta al di sopra degli interessi economici. Sia dei commercianti, sia dei clienti, sia dei bilanci comunali.
Le associazioni religiose esultano (quella dei cattolici tedeschi parla di un segnale forte «contro l’economicizzazione totale della società»), quelle dei commercianti accettano («possiamo convivere con questa sentenza»), il Financial Times s’è indignato, perché la battaglia per la liberalizzazione degli orari regredisce anziché fare progressi. Chi non digerisce il verdetto è il sindaco di Berlino Klaus Wowereit. La città era riuscita a strappare il massimo in termini di apertura domenicale, quattro volte durante l’Avvento e poi altre sei nel corso dell’anno; aveva anche ottenuto l’apertura ventiquattr’ore su ventiquattro nei giorni lavorativi: insomma era il paradiso germanico dello shopping, quello dove le spese erano libere, gli orari regolamentati ma fino a un certo punto, una metropoli davvero internazionale come quelle d’Oltremanica e d’Oltreoceano. E invece no, si torna indietro e Wowereit s’indispettisce: ora il Land chiede una nuova legge federale sugli orari di apertura e la vuole il più in fretta possibile, meglio entro la prossima primavera. Il motivo è semplice: la sentenza vale dal 2010, per quest’anno lo shopping natalizio è salvo, le quattro domeniche dell’Avvento potranno essere tranquillamente altrettante domeniche di spese selvagge, almeno così sperano in molti per uscire da certe crisi che i giudici ignorano. Su questo punto anzi le toghe di Karlsruhe sono state molto chiare: «Un semplice interesse economico dei commercianti e gli interessi quotidiani dei potenziali consumatori non giustificano l’apertura dei negozi durante questi giorni», che la legge deve individuare in modo «riconoscibile» come «giornate di riposo dal lavoro». Insomma c’è da vendere, da comprare, da ripianare deficit? La persona - assicurano - è molto di più di tutto questo. Poi comunque, anche in questo caso si può calcolare: i negozi berlinesi potranno rimanere aperti per sei domeniche l’anno, ma non per la totalità del periodo prenatalizio, quando le domeniche di shopping potranno essere al massimo tre.
La contabilità del riposo è servita. Imperscrutabile, come tanta burocrazia. E inesorabile: Berlino non può far altro che piegarsi al volere della corte, chiudere le serrande e aspettare tempi migliori. È un altro muro che ritorna: perché la domenica è una battaglia culturale, sociale, come dice pure la sentenza. È anche una lotta fra chi cede alla nostalgia di un’epoca che non c’è più e chi si rende conto che il mondo è diverso: la domenica serve anche per lavorare, per comprare e non solo il superfluo ma, magari, il cibo per tutta la famiglia, per rimettere in sesto una settimana tutta di corsa, senza altri momenti liberi. Ecco c’è chi pensa che una legge antishopping possa far tornare indietro nel tempo, come una bacchetta magica. Come se bastasse dire: è incostituzionale.