Il nuovo nemico di Bond: la fama di film maledetto

Viaggio sul set del nuovo episodio mozzafiato sulle Alpi Apuane dopo la serie di incidenti sul lago di Garda. Nelle cave di marmo tra Lucca e Massa c'è una trupe di 300 persone con 35 furgoni

Massa Carrara - Stop alle ruspe: passa James Bond e Dio solo sa se occorre un po’ di conforto, tra le martoriate cave di marmo carraresi di Fantiscritti (il nome viene dai rilievi, con i «fanti», i ragazzi sbalzati dagli antichi romani sulla grana grossa del marmo parietario, indispensabile a Michelangelo quando metteva in piedi San Pietro), dove ora si girano le più frenetiche sequenze dell'erigendo Quantum of solace («Un po’ di sollievo»), ventiduesimo episodio della saga di James Bond, il cui titolo italiano sarà, all'uscita prevista per novembre, semplicemente, 007: Quantum. «Siamo un po’ preoccupati: certe cose non dovrebbero accadere, anche se nel caso di film come questi, gli incidenti sono all'ordine del giorno», commenta, in piedi nel cuore delle Apuane, mentre la polvere di marmo imbianca uomini e cose, il produttore esecutivo Anthony Waye, veterano della famosa serie, destinata, secondo il manager britannico (qui al suo undicesimo 007), «al pubblico delle famiglie, visto che il papà guarda le stupende Bond girl, la mamma ammira i muscoli dell'agente segreto e i figli si godono i gadget».

I timori, all'alba delle riprese mozzafiato che Dan Bradley, regista di seconda unità della costosa produzione internazionale (la prima è capitanata da Marc Forster, regista del Cacciatore di aquiloni, ora sul set austriaco di Bregenz) effettua in queste ore, tra le chicane a strapiombo sul nulla abbacinante delle cave, sono giustificati da un’impressionante sequela di disgrazie. Prima fra tutte, la prognosi riservata dello stuntman greco Aris Comnios, in coma dopo essere precipitato, all'alba, a 50 metri di profondità nel lago di Garda, a bordo dell'Aston Martin, che stava guidando in controfigura al protagonista Daniel Craig, l'ultimo 007, per così dire, più umano. Intanto, mentre l'attività di escavazione si ferma, per motivi di sicurezza, una febbre da velocità contagia i camionisti, che fanno su e giù tra l’impervio Passo del Vestito e gli sterri della Lunigiana, sentendosi un po' Bond, un po' cavatori anarchici rotti a tutto.
Non è servita da monito la multa per velocità pericolosa, elevata dal comandante della Polstrada Zucchelli, quando lo spettacolare macchinone è andato giù in picchiata, nelle acque gelide del Garda, dopo aver divelto decine di metri di guard-rail. «Per ora, marmo batte Aston Martin 1-0!» scherza Bradley, una montagna d'uomo, a sua volta ex stunt. «Venendo a girare qui, dove già Michelangelo si è mosso, mi son sentito come in dovere di raccogliere una sfida importante, fatte le debite proporzioni», racconta Bradley, terrorizzato dal rivelare qualcosa, che il suo contratto con la Sony non contempli. L'inseguimento da lui concepito per questo thriller dal look anni Sessanta e Settanta (con Olga Kurylenko, Gemma Arterton, Judi Dench e Giancarlo Giannini), prevede una gara folle tra Bond, al volante di una Aston Martin (la produzione ne ha dieci e come se ne sfascia una, interviene la squadra dei tecnici a modificarne un'altra, per la sequenza successiva) e una camionetta dei carabinieri, che segue di un’incollatura un'Alfa Romeo 1593.2. Di fatto, nel ventre delle Alpi tra Lucca e Massa, ora si stivano 300 persone della troupe, 35 furgoncini per le salite, una quarantina di mezzi, tra camion e muletti e il tutto ribolle in un'aspra selva dantesca, popolata da scoscesi canaloni che minacciano guai.

Ma portano anche lavoro alle maestranze locali, come sottolinea Ugo Di Tullio della Toscana Film Commission, considerando pure che il cineturismo riguarda il 65% dei viaggiatori, pronti a muoversi verso i luoghi visti al cinema. E per il nostro Paese c'è più di «un po’ di conforto», dato che Casino Royale si chiudeva in Italia e che il prossimo 007, girato tra il deserto del Cile («per connotare la solitudine di Bond», spiega Bradley), gli studi di Pinewood e Panama, comincerà da Siena, con una fuga rocambolesca di 007 attraverso i «bottini», passaggi sotterranei (ricostruiti, però, negli studi di Pinewood), che lo faranno emergere dalla Fonte Gaia, durante il Palio.