Nuovo o rinnovato? Ecco perché ci terremo il «Ferraris» così com’è

Dal dì che i «poteri forti» - le «forze del male» nella gustosa definizione di Garrone - indussero l'Enac ad opporsi alla costruzione del nuovo stadio calcistico con annesso centro commerciale a ridosso dell'aeroporto, l'unica soluzione ragionevolmente ipotizzabile a Genova per propiziare autentica prosperità futura a Sampdoria e Genoa, ho capito che siamo destinati a tenerci all'infinito il Ferraris così com'è: con costi alti e resa zero, condannato a un lento progressivo declino che fatalmente coinvolgerà i nostri due clubs professionistici le cui squadre vantano attualmente il merito di stazionare ai piani alti del calcio nazionale sommando, in una città di 600 mila abitanti, la bellezza di 44.691 abbonati (24.289 genoani più 20.402 sampdoriani), proporzione abnorme che spiega la nostra - discutibile o meno, poco importa - predilezione assoluta per il calcio.
Ma come, mi si obietterà, lo dici proprio ora che la Fondazione Genoa ha presentato uno studio di fattibilità della riqualificazione del Ferraris che è stato universalmente applaudito? Ebbene sì, ed ecco perché. Da quasi cinquant'anni la mia vicenda giornalistica è mirata al maggiore accostamento possibile alla verità nella maggiore adesione possibile alla realtà. Aborrendo la superficialità che induce ad illudere vanamente il lettore ho per vero più volte dovuto pagare pedaggio - talvolta pesante - alla demagogia che mi avrebbe preteso accomodante, ma sotto il profilo professionale il tempo, solitamente galantuomo, mi ha generalmente gratificato. Appunto in quest'ottica, esaminando la pratica a cervello freddo, non ho difficoltà a ribadire che l'ormai stucchevole querelle intorno allo stadio calcistico destinato a ridar lustro alla Superba garantendo un prosperoso futuro nazionale ed internazionale ai suoi due tradizionali Clubs professionistici è destinata a risolversi in una bolla di sapone.
Anche a me è assai piaciuto lo studio di fattibilità della riqualificazione del Luigi Ferraris e dunque mi congratulo con i valorosi progettisti e con la Fondazione Genoa che li ha sportivamente ispirati. In un'Italia che idrogeologicamente sta cadendo a pezzi, considerando la rigidità del piano di bacino del Bisagno sono indotto a non condividere le stesse sicurezze dei progettisti in ordine alla possibilità che ottenga il via libera l'enorme piastra di cemento armato da sovrapporre all'attuale copertura del torrente per garantire i parcheggi davanti allo stadio. Ma ammesso e non concesso che la pratica riesca a passare, ecco la brutale madre di tutte le domande: chi sgancerà il grano?
Il disegno del sindaco signora Vincenzi - bambole, a Tursi non c'è una lira! - è chiaro: vendere lo stadio a Genoa e Sampdoria e cioè liberarsi del peso costituito dalla manutenzione ordinaria, non si dice straordinaria!, del Ferraris, ricavandoci pure una cifra tale da rianimare le esangui casse comunali. Bingo! Disgraziatamente per lei, Garrone e Preziosi non hanno l'anello al naso. Il presidente della Sampdoria, fortemente deluso dal «tradimento» patito a Sestri e chiaramente indisposto ad accettare il «pacco» della Colisa così com'è stato confezionato, ha già posto ineludibili paletti esaustivi. Il primo: che sia attestata la reale conformità agli standard richiesti per la candidatura di Genova e quindi dell'Italia all'organizzazione degli Europei del 2016, sì da poter accedere al credito agevolato. Il secondo: che l'impianto ristrutturato garantisca in via definitiva, senza più ricorrere a deroghe, la licenza Uefa per la disputa delle partite internazionali delle squadre cittadine. Il terzo: che il ritorno economico per chi investa sia decisamente superiore a quello garantito dai soli 9 mila metri quadrati di spazi commerciali previsti dal progetto della Fondazione. Quarto: che i connessi obbligati impegni in materia di viabilità e messa in sicurezza del Bisagno siano interamente onorati dal Comune. Quanto a Preziosi (a proposito, l’incontro previsto ieri col sindaco Vincenzi è saltato per ben due volte, la prima in mattinata e la seconda nel tardo pomeriggio. E gli impegni odierni di Marta a Roma lo rendono impossibile anche oggi), ho fondati motivi per ritenere che nemmeno lui - ad oggi prudenzialmente muto - sia disposto a spendere milioni di euro su proprietà pubblica, cosiccome ad esporsi corposamente su un'eventuale proprietà privata che costi troppo e non garantisca resa adeguata.
Come si vede, chi dice cosa sono in fondo 75 milioni di euro (25 per l'acquisto del Ferraris e 50 per la ristrutturazione) per due per personaggi come Garrone e Preziosi, e semmai cosa sarebbero per loro «soltanto» 50 milioni di euro per ottenere lo stadio in comodato gratuito cinquantennale, o vive sulla luna o vuole scherzare. E si fa presto ad aggiungere semmai potrebbero ricorrere a uno sponsor…
Si fa presto, a patto di far finta di non sapere che la vendita del nome dello stadio avrebbe reso sui 50 milioni di euro all'aeroporto e sui 25 milioni alla Colisa, mentre a Marassi chi s'azzardasse a cancellare dal Luigi Ferraris il nome del baistrocchino medaglia d'argento al valor militare verrebbe - legittimamente - giustiziato. Inoltre, ultimo ma non minimo dei problemi, quello degli enormi disagi che i lavori comporterebbero per non meno di 5 o 6 mesi all'interno dello stadio e per non meno di 3 anni all'esterno.
Ora è chiaro perché ci terremo il Ferraris così com'è, punto e basta, sperando che Garrone e Preziosi, autentici Babbo Natale piovutici dal cielo, non si stufino nel giro di pochi anni? E vi dirò di più, così non vi nascondo niente: è più probabile che si stufi Preziosi prima di Garrone, perché i genoani sono generalmente meno disposti ad accettare eventuali ridimensionamenti di programma rispetto ai sampdoriani.