Il nuovo partito azzurro nasce più forte del Pd

Un «regalo» a Silvio Berlusconi? O un auspicio in vista della prossima sfida per le amministrative? Fatto sta che l’ormai ex Forza Italia si è congedata dai suoi elettori battendo il Partito democratico. E mica in un feudo azzurro, ma nella rossissima Sestri Levante, dove appena un mese fa i sostenitori di Walter Veltroni (e della Bindi e di Letta e di tutti quanti messi assieme) avevano chiamato alle urne per quello straordinario successo che furono le primarie del Pd, «solo» 1514 elettori. Domenica i dirigenti di Forza Italia si sono invece stropicciati gli occhi quando la calcolatrcie rischiava di andare in tilt e si è fermata a un totale di 1639 firme raccolte ai banchetti dell’iniziativa «Subito al voto». Un segnale forte per il quale il coordinatore comunale Graziano Stagni ha voluto ringraziare i cittadini sestresi. E soprattutto un segnale persino più forte, proporzionalmente, a quello offerto da tutta la Liguria dove pure ai banchetti è stata polverizzata la soglia delle 150mila firme (3mila solo a Loano per l’orgoglio del sindaco Angelo Vaccarezza), nonostante a Genova si sia dovuto rinunciare al sabato per la concomitanza del corteo no global.
E chi avrebbe voluto partecipare all’iniziativa, ma è stato bloccato in un letto di ospedale è Adriano Succio, che da Recco chiede di inserire il suo personalissimo augurio al neonato partito di Berlusconi, sottolineando che, «anche se non servirà per vincere subito, almeno garantirà un punto di riferimento sicuro a un intero popolo di moderati, che aspettavano proprio il colpo d’ala del presidente».
Naturalmente lo scossone di Berlusconi non raccoglie solo consensi. E da un fedele alleato come Gianni Plinio, capogruppo di An in Regione, arriva una risposta negativa all’innovazione improvvisa. «Sono completamente d'accordo con il Presidente Fini che An - e cioè il grande e moderno partito della Destra italiana - non debba sciogliersi nel nuovo informe contenitore annunciato in modo del tutto personalistico e frettoloso - attacca Plinio -. A chi sentenzia, come Claudio Scajola, che Fini sbaglia e che senza Berlusconi non andrebbe da nessuna parte replico che è un errore assai più grave praticare esclusivamente la politica della spallata rivelatasi finora impotente e che anche Berlusconi non andrebbe molto lontano senza la popolarità di Fini ed il consenso elettorale determinante di An».