Nuovo Pato centravanti Numeri da fenomeno per un bis al Bernabeu

Lo stupore è nei numeri oltre che nell’anagrafe di Alexandre Pato, 21 anni appena compiuti, a settembre, il mese dei milanisti di indiscutibile fama, Silvio Berlusconi e Andry Shevchenko. Adesso lo paragonano a Ronaldo I e forse siamo solo all’inizio del paragone più suggestivo da scegliere. I numeri di Pato sostengono una teoria messa in discussione, nei mesi recenti, quando l’insulto al muscolo della coscia destra, aggiunto all’indisponibilità di Nesta, di fatto mise il Milan di Leonardo fuori dai giochi scudetto. Eccoli i numeri, brillano in una domenica scandita dalle imprese balistiche di giovanotti di gran qualità (Pastore, Cavani, Aquilani) e da campioni molto attesi (Cassano, Del Piero) e reclamizzati. I più importanti sono i seguenti: 97 presenze con la maglia rossonera indossata da 34 mesi appena, gennaio del 2008 il suo debutto in Milan-Napoli al fianco di Ronaldo, con una produzione micidiale di gol, 45 il totale. Tradotto vuol dire: un gol ogni due partite.
Media prestigiosa confermata anche dalla scomposizione delle cifre che testimonia la tendenza a trasformarsi nel bomber decisivo del Milan di questi tempi sulla scia di Inzaghi e Shevchenko, Weah e Van Basten per restare nell’era Berlusconi cominciata quasi 25 anni prima. In campionato infatti le presenze sono 81, i gol 40 tondi tondi. Solo nelle coppe la media diventa diversa perchè si passa a una rete ogni tre presenze, 16 le sfide disputate in Champions ed Europa league, 5 i gol collezionati. E tra questi, le due perle restano, nell’immaginario collettivo e nell’album personale di Pato, i due sigilli rifilati sulla schiena di Casillas, un anno fa, in Champions, al Santiago Bernabeu: decretò la prima vittoria nella carriera milanista, sfuggita persino al Milan degli Invincibili e a quello di Arrigo Sacchi che rifilò al club blanco la famosa goleada del 5 a 0, nell’aprile dell’89. Manca ogni riferimento alla coppa Italia perchè Pato non ha giocato neanche un minuto in quel torneo.
Chissà se l’occhio di Mano Menezes, ct del Brasile, è stato catturato dal golletto di Robinho, dall’assist di Ronaldinho o solo dalle due saette di Pato. Certo è col Brasile che il fatturato del Papero deve migliorare: qui il piatto piange, come si dice in gergo. É infatti fermo a 11 presenze con 4 gol ma di questi numeri i più recenti sono anche i più promettenti: 3 reti nelle ultime tre partite della Seleçao a dimostrazione che forse Pato ha raggiunto in queste settimane il meglio della sua maturazione. Non solo. Ma, utilizzato da punta centrale, ha forse dimostrato ad Allegri, già convinto di suo, che quello è il posto giusto dove sguinzagliare la velocità del brasiliano con la faccia da bambino. E non è infatti un caso se proprio Allegri, in tempi non sospetti, abbia preparato la correzione tattica vista, per esempio, contro il Chievo e da ripetere, forse, col Real, domani sera. Spiegazione elementare firmata dal tecnico: «Se lo avvicino alla porta è meglio per tutti». Così è, anche se non pareva assolutamente a Leonardo, per questo motivo entrato in rotta di collisione con il presidente Berlusconi. Così adesso si può anche sostenere, senza mancare di rispetto al livornese, che al Milan Berlusconi ed Allegri parlano la stessa lingua calcistica visto che pure Ronaldinho ha abbandonato il suo “monolocale“ a sinistra e si è sistemato nel cuore del gioco d’attacco.
Di Pato chiese notizie il Barcellona, nell’estate tumultuosa scandita dall’affare Ibrahimovic, a Pato si rivolse Ancelotti quando partì per Londra nella speranza di ricevere una risposta favorevole. Scommettiamo che diventerà la prossima ossessione di Florentino Perez?