Di nuovo in piazza, con la regia dei no global

Pacifici, disciplinati e puntuali. Così i circa 80 rifugiati africani, con a seguito altrettanti «centrosocialisti», hanno sfilato ieri dai giardini di via Palestro alla stazione Centrale. Pacifici, perché non c’è stata ombra di incidenti o vandalismi, disciplinati perché quando la questura ha negato l’accesso a corso Venezia non hanno fatto un plissé e ripiegato sui Bastioni di Porta Venezia. E infine puntuali: partiti alle 15 in punto, come annunciato, hanno concluso poco dopo le 17.30 promesse.
In mezzo slogan e striscioni per chiedere il rispetto dei diritti che, come esuli da Paesi in guerra, hanno giustamente diritto. Il piccolo problema è che credono di avere un po’ più diritti di quelli stabiliti dalle normative internazionali. «La protesta degli pseudorifugiati, sobillata dai centri sociali, veri registi dell’operazione, è quanto mai ridicola. Perché tutti hanno ormai capito che non ci troviamo di fronte a gente che chiede una temporanea assistenza per reinserirsi nella società. Qui ci sono solo persone che hanno disertato i programmi di accoglienza offerti dal Comune perché qualcuno ha fatto credere che possono pretendere la casa senza neanche lavorare». Accusa infatti il vicesindaco Riccardo De Corato. Ed effettivamente ad aumentare il numero dei manifestanti sono intervenuti militanti del Cantiere e dell’associazione antirazzista «3 febbraio». Più il solito Fabio Zerbini incurante del foglio di via da Milano, ha infatti la residenza a San Giuliano. Gli costerà una piccola denuncia, ma si tratta di un sanzione pecuniaria, mica di carcere.
La vicenda degli africani, provenienti soprattutto dal Corno d’Africa, si trascina ormai dai primi 2000. Accolti come rifugiati politici o per motivi umanitari, da tempo vagano da un’area dismessa e un dormitorio. Un paio di settimana fa hanno occupato uno stabile di Bruzzano poi, dopo lo sgombero, si sono scontrati con la polizia e da allora chiedono una sistemazione stabile. Nel frattempo rifiutano i dormitori dove effettivamente gli orari sono da galera, si entra al tramonto e si va via all’alba, preferendo dormire all’aperto in qualche giardino pubblico.
«Il Comune - spiega ancora De Corato - ha offerto vitto, alloggio e un piano di orientamento al lavoro. L’offerta, che anche il delegato dell’Onu ha invitato ad accogliere. è stata però respinta: la pretesa è niente meno che una casa. Spiace ma ci sono migliaia di milanesi, e stranieri, in lista per un’abitazione popolare». Spiegazione destinata a cadere nel vuoto: i rifugiati continuano a dormire in strada e annunciano nuove manifestazioni per i prossimi giorni.