Il nuovo pop nasce in tv «Show meritocratico»

Lunedì su Raidue Francesco Facchinetti presenta il programma che darà al cantante vincitore un contratto da 300mila euro. Ventura: «Sarà un “cult”»

da Milano

Dai che ci siamo. Se in tv arriva la parola meritocrazia, allora vuol dire che qualcosa sta davvero cambiando e per fortuna va in soffitta l’idea che per aver successo basta partecipare e chissenefrega del valore. Allora, lunedì in prima serata su Raidue andrà in onda la prima puntata di XFactor, uno show «meritocratico» come lo definisce Simona Ventura, che stavolta non sarà la presentatrice ma uno dei tre «capisquadra» delle aspiranti nuove stelle del pop. Il gioco (che dal lunedì al sabato dalle 18 alle 19 sarà anche su Sky Vivo) si riassume facilmente. Nella prima delle dodici puntate ci saranno 15 cantanti divisi in tre squadre. Ciascuna squadra ha un «allenatore»: la famosa talent scout Mara Maionchi si occuperà dei giovanissimi dai 16 ai 24 anni, la Ventura degli over 24 e Morgan dei Bluvertigo avrà la responsabilità dei gruppi vocali. Tre saranno subito eliminati, mentre dalla seconda all’undicesima puntata lo sfortunato che lascerà il programma sarà uno solo, sempre con lo stesso meccanismo: il televoto individuerà i due meno votati ma poi la sentenza definitiva arriverà dagli «allenatori» in studio. Nella terza, quinta e settimana puntata sarà ancora il televoto a far entrare in gioco un nuovo concorrente. Che cosa faranno i candidati? Semplice (si fa per dire): canteranno brani già editi su basi preregistrate sotto la direzione musicale di Lucio Fabbri. Ieri alla terrazza Martini, Francesco Facchinetti, che per la prima volta presenterà un programma tutto suo, ha individuato con nonchalance la vera ragione sociale del programma: «Qui non abbiamo semplicemente 15 ragazzi che vogliono cantare: abbiamo 15 bravi cantanti e cerchiamo di capire chi di loro ha l’X factor, cioè quel fattore impalpabile e decisivo che trasforma un cantante in una star». Punto e basta. Quindi: non c’è la vocazione pedagogica di altri show né quella voyeuristica dei reality show. Vince chi è bravo, punto e basta. Certo, come precisa la Ventura, «a decidere sarà il nostro giudizio, che può naturalmente non essere condiviso». Però è ovvio che ieri c’era un’atmosfera diversa dal solito mentre Giorgio Gori di Magnolia e Antonio Marano, direttore di Raidue, spiegavano ai giornalisti le coordinate del programma, che non a caso andrà in onda proprio contemporaneamente al Grande Fratello su Canale 5. «Secondo me - ha chiosato Gori - passando con il telecomando tra i due programmi la differenza sarà evidente a tutti». D’altronde qualcosa vorrà pur dire se trentamila aspiranti star hanno contattato la produzione di X Factor e oltre diecimila hanno partecipato ai provini. Tanti di sicuro sono stati attirati dall’esempio di Leona Lewis che, dopo aver vinto un’edizione della versione inglese dello show, è diventata una superstar stile Shakira o Beyoncé. Ma la fame di provini dipende anche dalla crisi della grande discografia, che da anni non presta più attenzione ai nuovi talenti e non investe nella ricerca. Perciò il futuro della musica passa (purtroppo o per fortuna decidete voi) dalla televisione, l’unico motore che in questo momento abbia la forza di cercare talenti del pop garantendo poi al vincitore, come fa X Factor, un contratto da trecentomila euro alla corte di Sony Bmg. Per capirci: «Neanche mio padre ha un contratto così alto» ha detto Facchinetti, figlio di Roby dei Pooh che sono in testa alle classifiche da quarant’anni. E se Marano implora di «non chiedermi quanto ci aspettiamo in termini di share televisivo», la Ventura spiega quali sono gli obiettivi: «Ci interessa diventare “cult”, dare l’opportunità a tutti di emergere e trasmettere messaggi positivi». E forse già l’andamento della striscia quotidiana delle 19,50 («che - dice Marano, deluso dalla sua collocazione oraria a ridosso di Tg1 e Tg5 - parte al 2 ma arriva al nove per cento di share») testimonia che l’aria di cambiamento ha già sortito qualche effetto e che le gare di talenti, spietate quanto vuoi ma autentiche perdinci, hanno ancora il loro dannato fascino.