Il nuovo porto si affida al supersegretario

(...) La vera rogna, cioè trovare il modo, spetterà quindi a D’Aste. Perché teoricamente l’Autorità Portuale di Genova non può decidere tranquillamente chi e quando assumere. È un ente pubblico, deve rispettare regole, procedure e gare aperte. Tra le contestazioni mosse all’ex presidente Giovanni Novi, finito sotto processo e in attesa della decisione del giudice, c’era anche quella di aver provato ad assumere persone di fiducia nel suo staff.
Il «verbale d’incontro» del 14 luglio invece dà incarico a D’Aste di studiare la pratica, presentata alle organizzazioni sindacali il 23 luglio. Giorno in cui è stato peraltro sottoposto agli stessi rappresentanti dei lavoratori la firma del verbale del 14. La non coincidenza di tempi ha spinto tra l’altro Mauro Boffelli, delegato della Rsa Fit Cisl, a non firmare l’atto, lasciando che la responsabilità se l’assumesse la segreteria provinciale. «Avrei dovuto firmare con riserva - spiega Boffelli - E per diversi motivi. Il primo è che il verbale doveva essere sottoscritto subito, il 14 luglio. Poi c’è da ragionare sui contenuti. Io vorrei non stabilizzare 10, ma 1.000 persone, e altrettante assunzioni. Però non posso nascondermi che ci sono procedure da rispettare, le riserve di posti per le assunzioni obbligatorie, come ad esempio gli invalidi civili, i concorsi da fare. E poi sarebbe opportuno prima raggiungere la piena occupazione ed eliminare certe situazioni di mobbing oggi esistenti soprattutto a danno di alcuni funzionari».
Che il compito del segretario generale non sia così semplice lo testimoniano anche i diversi vincoli che le pubbliche amministrazioni hanno. Intanto c’è la questione della pianta organica. A Genova sono attualmente assunti stabilmente 109 impiegati a fronte di una pianta approvata dal ministero che ne prevede 101. Poi c’è un decreto legislativo del 2003 che vieta nuove assunzioni agli enti che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi (a Palazzo San Giorgio c’è ma è datata, mentre a Ponte dei Mille, dove lavorano circa 130 persone, manca del tutto). Un altro decreto, del 2001, prevede che l’Autorità Portuale dovrebbe dotarsi di un piano delle assunzioni triennale, rivedibile annualmente. Piano che non risulta. La legge poi prevede che prima di procedere a nuove assunzioni, le Autorità Portuali cerchino personale attraverso la mobilità in altre sedi. Cioè Genova dovrebbe prima vedere se Livorno, o Palermo, o Gioia Tauro abbiano personale in esubero da trasferire sotto la Lanterna. Solo dopo, eventualmente, dovrebbe indire un concorso pubblico. Stabilizzando i precari, invece, non farebbe altro che rendere definitive le scelte fatte in passato dalle agenzie interinali che avevano selezionato e assunto a tempo determinato il personale che oggi verrebbe premiato direttamente. Materia complicata. Se ne riparlerà a metà settembre.
Quando D’Aste potrebbe trovarsi a sbrigare un altro bel po’ di pratiche. Un documento presentato ai sindacati spiega anche la riorganizzazione in programma per l’Autorità Portuale che prevede di far passare sotto il diretto controllo della segreteria generale anche gli uffici Programmazione e Risorse, Controllo gestione, e Gare e Lavori Pubblici. In una parola, il porto.