Il nuovo primo ministro russo prepara già il ritorno di Putin

Non esclude di candidarsi alle presidenziali e favorire il rientro di zar Vladimir nel 2012

L’ipotesi prende sempre più consistenza: Viktor Zubkov, lo sconosciuto funzionario delle Finanze, appena nominato, a sorpresa, primo ministro russo potrebbe diventare il successore di Putin al Cremlino Un presidente-fantoccio, che rimarrebbe in carica solo quattro anni, per poi, nel 2012, ridare la poltrona a Vladimir, che nel frattempo continuerebbe a guidare il Paese rimanendo nell’ombra.
Gli indizi sono sempre più chiari. Putin ieri ha spiegato di aver deciso il rimpasto di governo «per togliere ogni incertezza» prima delle legislative di dicembre e delle presidenziali di marzo. E soprattutto per «creare un vettore di sviluppo istituzional-governativo che predetermini il periodo postelettorale». La frase è contorta, ma il senso inequivocabile: Putin vuole determinare oggi l’assetto politico che in teoria dovrebbe uscire dalle urne. Per il nuovo Parlamento l’esito è scontato: Russia Unita, il partito dell’attuale presidente, dovrebbe ottenere facilmente la maggioranza assoluta.
La vera incognita è rappresentata dal voto di primavera. Vladimir non si presenterà perché la Costituzione vieta più di due mandati consecutivi (ma non un terzo, se con un intervallo). Fino a ieri si supponeva che il successore potesse essere il ministro della Difesa Serghei Ivanov o il vice premier Dmitry Medvedev, entrambi giovani e ambiziosi. Oggi le loro quotazioni sono in caduta libera. Il mister X che il Cremlino aveva preannunciato è Zubkov, che ambizioso non è e nemmeno giovane: ha una certa età (66 anni), non appartiene a clan politici ed è un fedelissimo di Putin, da lui conosciuto negli anni Ottanta quando lavoravano insieme per l’amministrazione di San Pietroburgo. Insomma, un Signor Nessuno disposto a farsi manovrare e di cui Putin si fida al cento per cento. Passati quattro anni lo Zar Vladimir, che nel 2012 avrà solo 58 anni, potrà ricandidarsi e restare al Cremlino fino al 2016 e verosimilmente fino al 2020.
Lo stesso Zubkov ieri si è parzialmente scoperto, dichiarando che se il suo operato da premier sarà soddisfacente «non esclude di candidarsi alle presidenziali». E per dimostrare quanto è bravo ha annunciato «cambiamenti strutturali» nella macchina dello Stato, a cominciare dal governo. «Chi si è compromesso o non ha lavorato bene non farà parte del nuovo gabinetto», ha dichiarato ieri al Parlamento, chiedendo la fiducia. Tra i probabili partenti c’è anche un pezzo da Novanta: German Gref, ministro dell’Economia e del Commercio.
Ma è verosimile che gli elettori russi affidino la guida del Paese a un personaggio fino a ieri sconosciuto? Non sarebbe la prima volta: nel 1999 lo stesso Putin fu pescato nel nulla da Eltsin. Allora Vladimir vinse mostrando i muscoli in Cecenia, oggi il neo primo ministro può puntare sulla lotta agli oligarchi, gli imprenditori arricchitisi negli anni Novanta comprando misteriosamente e per pochi rubli le aziende di Stato. Dal 2002 e fino a due giorni fa, Zubkov era il capo del Servizio federale per il monitoraggio finanziario, dunque era colui che combatteva il riciclaggio di denaro sporco e la fuga di capitali. E siccome gli oligarchi sono da sempre odiati dalla gente comune, che li considera dei banditi, anche un funzionario come lui, se affidato a un bravo spin doctor, può presentarsi per un Robin Hood della lotta alla corruzione; come peraltro ha fatto proprio ieri nell’intervento alla Duma.
Ioltre bisogna considerare il fattore Putin. Da tempo i sondaggi dimostrano che gli elettori sono pronti a sostenere con entusiasmo qualunque candidato che goda dei favori del presidente uscente. A Vladimir basterà apparire in qualche comizio a fianco del suo amico Victor per spianargli la strada che porta al Cremlino e restare così il vero padrone della Russia.
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