Nuovo record E Mosca prevede ancora rialzi

Gazprom: il prezzo del gas potrebbe triplicare Tremonti all’Ue: «Fermiamo la speculazione»

da Milano

Nuovo record del petrolio che ieri ha superato i 145 dollari a New York e 146 a Londra. Paradossalmente, però, non è il massimo raggiunto ieri a preoccupare gli analisti, ma le previsioni sempre più al rialzo che vengono dal presidente della russa Gazprom, Alexei Miller, secondo il quale il greggio a 250 dollari non è un’ipotesi remota, con la conseguenza di un prezzo del gas sul mercato europeo a 1.000 dollari per mille metri cubi contro i 370 attuali: «Il prezzo di mille dollari non sarebbe nulla di soprannaturale per il mercato, il prezzo future vi si sta già avvicinando» ha affermato Miller. E in ogni caso Miller prevede il gas a 500 dollari per mille metri cubi entro la fine di quest’anno.
Intanto il governo italiano ha intenzione di chiedere in sede europea l’applicazione dell’articolo 81 del Trattato che riguarda anche le manipolazioni di mercato per frenare i fenomeni speculativi alla base del rialzo del greggio, ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso di un’audizione in Parlamento. «Chiederemo l’applicazione dell’articolo 81 del Trattato che riguarda la manipolazione del mercato e che si applica a operatori non posizionati dentro il perimetro dell’Europa» ha affermato. Per frenare i fenomeni speculativi, Tremonti ha anche rilanciato la sua proposta di aumentare i margini di deposito per chi investe sui future.
E intanto Mosca stringe il cappio intorno all’Ue con la visita dei vertici Gazprom nei Paesi petroliferi del Caspio, cominciata proprio ieri in Azerbaijan, con il quale ha annunciato l’apertura di negoziati per l’acquisto di gas. Il solo Azerbaijan ha riserve accertate di gas per 1,5 trilioni di metri cubi, con altri 1,3 trilioni probabili: una quantità enorme. E due giorni fa, riferisce l’Apcom da Mosca, Miller aveva incontrato il presidente del Turkmenistan. Unione Europea e Stati Uniti puntavano molto proprio sui Paesi del Caspio, compreso anche il Kazakistan, per alleviare la dipendenza da Mosca, ma quest’ultima sta tagliando loro la strada alzando i prezzi offerti: fino a questo momento le quotazioni di gas e greggio che finivano in Russia erano più basse di quelle sul mercato europeo. Ora non più. Non solo, ma nel dicembre scorso Mosca ha firmato un accordo con Kazakistan e Turkmenistan per un nuovo gasdotto che trasporterà il metano del Caspio verso nord, anziché verso il sud e l’Europa.
A spingere al rialzo il prezzo del barile in questi giorni sono però i timori di un attacco americano contro i siti nucleari dell’Iran, secondo produttore dell’Opec, con i rischi di chiusura dello stretto di Hormuz, che provocherebbe anche il blocco di una parte dell’export dell’Arabia Saudita, che ieri al Forum mondiale sul petrolio che si svolge a Madrid ha detto di essere «preoccupata» dai prezzi raggiunti perché rischiano «di colpire lo sviluppo economico mondiale». Riad ha deciso di aumentare unilateralmente la produzione di 200mila barili al giorno nei mesi di giugno e luglio, raggiungendo i 9,7 milioni di barili quotidiani, ma evidentemente la mossa non ha finora avuto effetto. Secondo il ministro del petrolio, Ali Al Naimi, nel mondo ci sono tra i 5 e i 7 trilioni di barili di greggio in giacimenti che devono ancora essere sviluppati. «I limiti alle future forniture di petrolio hanno più a che fare con la politica che con la geologia o la disponibilità di risorse - ha aggiunto -, i timori possono essere superati concedendo alle compagnie di esplorare dove oggi non possono».