Un nuovo ruolo per le farmacie

Dopo il decreto Bersani sulle liberalizzazioni, in molti si sono affrettati a profetizzare una crisi delle farmacie. Senza il monopolio della vendita dei medicinali da banco, era questa l’argomentazione più diffusa, sarebbe progressivamente venuta meno la loro stessa ragion d’essere. Questa tesi, però, appare estremamente fallace, in particolare perché si dimentica di considerare la funzione insostituibile delle farmacie, un ruolo in evoluzione che diventa ancora più centrale oggi, alla luce del mutato quadro economico, sociale e sanitario di Roma e del Lazio.
Per individuare e approfondire questi aspetti Cesare Cursi, vicepresidente della commissione Sanità del Senato, ha organizzato un incontro con i rappresentanti delle associazioni dei cittadini, dei centri anziani e degli operatori sanitari, da cui è emersa una convinzione univoca: «Da parte di tutti - ha dichiarato lo stesso senatore a margine dei lavori - è sempre più sentita l’esigenza di attrezzare il territorio con nuovi servizi che il farmacista sia capace di offrire nella sua struttura aperta al pubblico». Servizi di natura eterogenea, ma ciascuno di fondamentale utilità: fornire assistenza di pronto soccorso, svolgere direttamente in loco le analisi di prima istanza e prenotare visite mediche tramite un collegamento in rete sempre attivo con il Centro unico regionale. «Così come - ha aggiunto Cursi - il farmacista può garantire la distribuzione dei medicinali a domicilio per tutti i disabili e gli anziani con gravi problemi di infermità, l’erogazione dei farmaci nei casi di continuità terapeutica, consegnandoli senza la contemporanea presentazione della ricetta». E, sempre sul fronte delle attività a domicilio, poter effettuare prestazioni per la terapia del dolore, le cure palliative o la nutrizione artificiale.
Qualcosa in questo senso già si è mosso, se si pensa che nei mesi scorsi a Roma centinaia di esercizi si sono muniti di defibrillatori per intervenire in caso di emergenza. Il punto centrale è esattamente questo: la farmacia non deve essere pensata come un semplice centro di smistamento di medicinali, funzione a cui un supermercato può tranquillamente supplire, ma piuttosto come un concentrato di valori aggiunti, il primo presidio a cui il cittadino può rivolgersi in caso di bisogno. Nel Lazio se ne contano 1.426, di cui 1.310 private e 116 pubbliche, mentre solo a Roma e provincia sono 987: un numero estremamente elevato, superiore a quello delle caserme dei carabinieri e degli uffici postali, un riferimento imprescindibile per chiunque. Già nel 1913 la riforma Giolitti affermava il principio che l’assistenza farmaceutica alla popolazione rientrava tra le attività primarie dello Stato: per questa ragione erano state disegnate delle «piante organiche» al fine di regolare l’apertura di nuovi esercizi in base alle esigenze della popolazione residente. Quel ruolo di primo piano rimane attuale ancora oggi, e lo sarà ancora di più domani, perché «la farmacia opportunamente dotata di mezzi e di personale - come ha sottolineato Cursi - può rappresentare un presidio sanitario polifunzionale sempre disponibile, facilmente accessibile, pronto a soddisfare in modo completo le richieste dei cittadini, risolvendo così i problemi sanitari, senza aggravio sul bilancio della Regione».