Il nuovo Russell Crowe: «Meno cinico, più dolce Con Scott sono rinato»

L’attore presenta il suo film «Un’ottima annata», girato con il regista preferito: «Ridley l’ha chiamato “il progetto del vino”, racconta la voglia di cambiar vita. “Il Gladiatore 2”? Può darsi»

Cinzia Romani

da Roma

A Natale sono tutti più buoni. Il gladiatore, per esempio, nel virile fisicaccio dell’attore australiano Russell Crowe, torna sul grande schermo con Un’ottima annata (dal 15 nelle sale, perché non è detto che si debba per forza scegliere il cinepanettone o il cinepandoro di casa nostra), garbata commedia dal romanzo pressoché omonimo di Peter Mayle (Garzanti) e invece del suo implacabile gladio, rotea la racchetta da tennis. Al posto dell’infida scena romana c’è la dolce Provenza e, soprattutto, invece del vendicativo Massimo, alle prese con l’arena e i reziari, troviamo il deciso, ma sentimentale Max Skinner, manager londinese che diverte e fa ridere mentre, tra i grappoli d’uva, ricorda lo zio bon vivant e insegue la gonnella di Fanny. E, se ancora funziona il collaudato tandem con Ridley Scott, ciò è dovuto al rilancio di Crowe (ormai suo interprete-feticcio) in chiave umoristica.
Con un filo di pancetta, che giova al suo fascino maturo; alle prese con un navigatore satellitare, che tra i vigneti provenzali proprio non serve; immerso nella cacca di mucca fino al collo e tormentato dagli scorpioni domestici, quando dimentica di esporre in finestra il mazzetto di lavanda, il divo Russell mette i panni del broker, desideroso di cambiar vita. Il finale è felice, perché ci riesce.
Caro Russell Crowe, dopo Il gladiatore, ritorna nuovamente diretto da Scott. Che cosa vi ha spinto ad affrontare l’insolito tema del brindisi alla vita dolce?
«Ridley ha investito in un bel vigneto, in Provenza. Io stesso, che apprezzo molto il vino, soprattutto quello australiano, ero attratto dall’idea di qualcosa di lieve, di più intimista. Da tempo cercavamo insieme un progetto, che ci convincesse. E il progetto del vino, come l’ha chiamato Ridley, è risultato il più forte. Il fatto è che desideravamo tornare a lavorare insieme. E poi, qui, con la scusa dei vigneti, si affrontano temi complessi».
Per esempio?
«Il tema della reincarnazione. Che, in un certo senso, ci ricollega al Gladiatore. Il mio personaggio, in effetti, è qualcuno che vuole cambiar pelle, re-incarnarsi, passando dall’arida vita del broker cinico, amante del rischio finanziario, ad un’esistenza più umana, con ritmi più giusti e spazio per i sentimenti».
È noto quanto lei sia stanziale, non amando lasciare la sua fattoria: come si è trovato a girare, per vari mesi, in Provenza, così lontano dall’Australia?
«Magnificamente! Più che altro, è stata una vacanza. Basti pensare che il mio ultimogenito è stato concepito proprio lì».
Che regista è Ridley Scott?
«Molto esigente e parsimonioso. Nel senso che si prefigge di rispettare i tempi di produzione e il budget di spesa. Perciò non ama sprecare, dà il massimo e così anche tu sei spinto a fare altrettanto».
In una scena di Un’ottima annata la si vede raccogliere una manciata di terra, sbriciolandola tra le dita, come faceva Massimo ne Il gladiatore. Si tratta di una citazione?
«Sì, io e Scott volevamo mettere nel film un cenno, che legasse il presente al passato. Solo che, qui, la terra annusata da Max è stata concimata con sterco animale».
Ogni tanto si parla di un Gladiatore 2: girerà un seguito di quel film da Oscar?
«A Hollywood tutto è possibile. Persino resuscitare i morti! Naturalmente, è nei nostri pensieri un secondo progetto, ma occorre trovare una chiave per richiamare in vita il protagonista».
Ha in lavorazione un altro film con Ridley Scott?
«Stiamo chiudendo American Gangster, che toccherà corde più usuali, per noi. Stavolta daremo vita a un mondo popolato da criminali e detectives, più in linea con quanto il pubblico si aspetta da me».