Nuovo Salario, residenti contro i nomadi

Daniele Petraroli

Un vero e proprio campo nomadi rischia di sorgere a due passi dalla stazione Nuovo Salario. Hanno cominciato ad accamparsi a maggio nell’area verde compresa tra via Comano e Fidene e, tempo quattro mesi, sono diventati quasi una cinquantina di persone. Dalle tende alle baracche, poi, il passo è stato breve. Residenti, ovviamente, inferociti e forze dell’ordine con le mani legate. Il problema degli zingari, da quando i campi nomadi più grossi come il Casilino 900 e quello di vicolo Savini sono stati smantellati o ridotti considerevolmente, comincia a investire tutto il territorio della Capitale. Adesso si muovono in piccoli gruppi, 40-50 persone al massimo, si accampano nei parchi e danno meno nell’occhio. Ma, in realtà, il fenomeno ha finito solamente per moltiplicarsi.
Ma torniamo al Nuovo Salario. Per circa un anno 7-800 persone hanno vissuto all’interno dei vagoni dismessi della stazione. A luglio, quando finalmente il «Comitato provinciale per la sicurezza» ha deciso lo sgombero molti rom si erano già trasferiti nell’area verde a ridosso del parcheggio. E, a quel punto, cacciarli è diventato impossibile. Rifiuti ovunque, panni stesi tra i rami, tende tra gli alberi. Dall’alto si vede un vera e propria «bidonville» nascosta tra la boscaglia. Ma da vicino le cose sono assai peggiori. Il tanfo è nauseante e, in mezzo alla vegetazione, spunta anche una casupola in mattoni edificata nell’ultimo mese. «Tutte le mattine sono costretto a vedere dalla finestra le prostitute che vanno a “lavorare” sulla Salaria - racconta Edoardo che ha la sfortuna di affacciarsi proprio sulla baraccopoli -. È uno spettacolo indecoroso. Gli uomini, invece, rimangono lì a perdere tempo tutta la giornata». Già perché quella favela sta diventando una vera e propria «base» criminale. Oltre alle prostitute, che dopo il blitz delle forze dell’ordine pomposamente pubblicizzato due settimane fa sono tornate ad «allietare» le pupille di chi transita sulla Salaria di giorno come di notte, da lì partono anche le donne rom che, bambini al collo, chiedono l’elemosina agli angoli delle strade. Per non parlare, poi, dei furti in vertiginoso aumento. Prese di mira, per il momento, le auto. Solita tecnica: spaccano un vetro e rubano qualsiasi cosa trovano a cominciare dalle autoradio.
«È una situazione invivibile - commenta Maria Teresa -. Prima era un piccolo paradiso ora viviamo con l’angoscia. Prima in quel parco ci portavamo i cani per fare i bisogni, ora è impossibile. Addirittura tengono lo stereo acceso tutta la notte. Per non parlare dei fuochi che accendono per cucinare vicino agli alberi. A fine luglio si sono anche dovuti spostare perché per sbaglio hanno incendiato parte della boscaglia che si trovava sull’altro fianco della collina». Anche frequentare la stazione è diventato pericoloso, specialmente di sera. «Le fermate dell’88 e del 92 ormai sono deserte - continua Edoardo - nessuno ha più il coraggio di andarci. Ho chiamato ripetutamente polizia, carabinieri e vigili urbani ma l’unica cosa che mi hanno risposto è “stiamo provvedendo”. Per il momento le forze dell’ordine lì non le ho mai viste».
Insomma è una situazione al limite che rischia seriamente di degenerare. «Ci siamo battuti a suo tempo per ottenere lo sgombero dell’accampamento dentro la stazione - commenta Cristiano Bonelli, consigliere di An in IV municipio - e ora rischiamo di ritrovarci col medesimo problema. Serve un intervento urgente del Comune e del municipio».