Il nuovo Salvatores ripesca i vecchi anni ’80

Svolta femminista: in «Quo vadis baby?» una detective rievoca il suicidio della sorella

Con Quo vadis, baby? Gabriele Salvatores torna all’ordine. Parte infatti da un esile romanzo di Grazia Verasani, edito dalla sua Colorado Noir (una mano lava l’altra) per sfociare nella lunga citazione di M - Il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang, scritto da Thea von Harbou. Che un film nuovo culmini in uno vecchio è triste, ma permette a Salvatores di camuffare da erudizione la crisi ideologica.
Girato in digitale e trasferito su pellicola, Quo vadis, baby termina con immagini di un film girato in pellicola e trasferito in analogico (videocassetta): un gioco di specchi da cinefilo, affettato nell’usare come titolo Quo vadis, baby?, domanda tratta da Ultimo tango a Parigi, ma determinato a trovare ancora una cifra personale.
E se nulla di nuovo c’è nell’estetica di Salvatores, qualcosa di nuovo emerge nell’etica. Chiuso tardi e male l’estenuato filone della nostalgia maschile, ora tenta quello della deprecazione femminile. Stessa struttura, opposto significato, perché dal «ricordo con malinconia» gli anni Settanta passa ora al «rimuovo con rabbia». Certo, gli anni Ottanta, retroterra di Quo vadis, baby? sono stati quelli del «riflusso». Ma che cos’è il «riflusso» se non l’esito della contestazione? Se non il colpo di grazia a ciò che essa aveva solo ferito, la famiglia?
La trama. Un’investigatrice privata quarantenne (Angela Baraldi) bolognese è in crisi col padre, vedovo ed ex capitano dei carabinieri (Luigi Burruano). Un giorno riceve un pacco di videocassette alle quali la sorella (Claudia Zanella) affidava il suo diario. Cercando di capire perché nel 1988 lei s’è uccisa, l’investigatrice incontra un cattedratico (Gigio Alberti), reduce del ’77 che era stato con la sorella. Attibuendogli lo smarrimento di lei, lo lascerà per un questurino (Andrea Renzi).
Abbandonando i Laing/Cooper della «morte della famiglia» per i Lang/von Harbou del «badate ai vostri figli», Salvatores accosta un quindicennio italiano al quindicennio weimariano. Con Quo vadis, baby? c’è poco da divertirsi e c’è talora da irritarsi. Ma c’è anche da riflettere.

QUO VADIS, BABY? di Gabriele Salvatores (Italia, 2005), con Angela Baraldi, Gigio Alberti. 102 minuti