Nuovo sindaco: caccia alle donne

Nuovo sindaco cercasi. Sono almeno due anni che c’è la caccia ad un successore di Albertini a Palazzo Marino. Di nomi se ne sono fatti molti, e ovviamente gli aspiranti, sia a destra e soprattutto a sinistra, sono anche di più. Quattro nomi in particolare hanno riempito le cronache, tutti e quattro rispettabilissimi, ma forse poco graditi ai clan delle due fazioni: Fedele Confalonieri, per cominciare, gentiluomo e gran manager, che però non ne vuol proprio sapere ed è un peccato; Umberto Veronesi, oncologo di fama e raffinato signore che già a suo tempo sfuggì alle lusinghe di Craxi; Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio, con un passato politico prestigioso, oltre che simpaticissima persona; Ferruccio De Bortoli, con un grande e onorevole curriculum giornalistico, che però, se lo conosco bene, ama troppo la carta stampata per lasciarla. Insomma quattro eccellenze indisponibili, il che immiserisce un po’ la contesa.
Ora, a quanto pare, tocca alle signore. Dopo la salita al vertice di Assolombrada di Diana Bracco, donna di ferro, sembra essere il turno di Letizia Moratti, che dopo aver occupato la poltrona di ministro a Viale Trastevere onorerebbe Palazzo Marino. Anche alla sinistra non dispiacerebbe una donna-sindaco. Pare che ne abbia fatto cenno Rutelli a una riunione della Margherita milanese a Spazio Krizia. Presente anche la lingua più biforcuta della politica milanese, Sergio Scalpelli, personaggio inquieto ma intelligente e brillante, che a Prodi ha riservato questa micidiale battuta: «È lui il problema. Aspetto la sua fine». Al contrario, Rutelli in questa escursione milanese è stato misurato nei giudizi. «Milano - ha detto, stando alle cronache - è ancora un punto di sofferenza. Bisogna fare attenzione a non sbilanciare troppo a sinistra la coalizione. Ci vuole un candidato sindaco dal profilo innovativo e credibile, altrimenti non si vince». Ma sì, diamogli atto di grande realismo: a Milano, si sa, non si vince con troppo rosso. Assai significativo il titolo de Il Riformista di ieri l’altro: «Se l’Unione vuole riavere Palazzo Marino deve scacciare i “cubani” dall’hinterland». Il che è tutto dire.
Aspettando Godot, come direbbe Beckett, prepariamoci ad una contesa che non sarà certo la disfida di Barletta. Che in campo ci siano dame o cavalieri, ne vedremo, c’è da scommettere, di cotte e di crude. Una certezza forse c’è: rimpiangeremo Albertini, sindaco un po’ malmostoso ma gran signore. A nostra volta ci apprestiamo a sedere sugli spalti da spettatori. Seguiremo correttamente lo spettacolo.