Il nuovo status-symbol? L’indirizzo e-mail di Obama

Il presidente ci scherza su: "Lo darò a pochissimi". Per i giornali Usa sarà il segno del vero potere. "L’impegno più duro finora: avere il permesso di tenere il mio palmare"

Che Obama non avesse intenzione di mollare il suo BlackBerry, era noto. Il presidente degli Usa lo aveva detto forte e chiaro in un'intervista alla Cnn e aveva litigato con gli uomini della sicurezza: il suo palmare era intoccabile e non vi avrebbe rinunciato per nulla al mondo. Ma i ragazzi dei servizi segreti, alla fine, hanno trovato il modo di spuntarla. Obama avrà sempre con sé il suo cellulare, ma il suo indirizzo e-mail rimarrà una cosa per pochi intimi. O meglio ancora, per pochissimi.

E allora, alla cena dell'Alfalfa Club, uno degli eventi clou dell'anno a Washington, lo hanno capito tutti. Il nuovo status symbol sarà proprio questo, possedere la mail di Obama. Che ci ha scherzato sopra. «È vero, la battaglia per il BlackBerry è uno degli scontri diplomatici più duri che abbia mai affrontato in vita mia - ha raccontato il Presidente -. Ho dovuto accettare di limitare il numero di persone che potranno mandarmi le mail: è una lista esclusiva. Molto esclusiva». Quanto? «Guardate il vostro vicino di sinistra. E poi guardate quello di destra - ha riso -. Ecco, nessuno di voi ha il mio indirizzo e-mail».

Non lo ha Anthony Lake, il suo principale consigliere di politica estera durante la campagna elettorale, con cui fino a novembre gli scambi di posta elettronica erano giornalieri. Non lo ha Al Gore, uno dei primi big di Washington a usare abitualmente la mail. Non l’hanno né la speaker del Congresso Nancy Pelosi, o il leader della maggioranza democratica Steny H. Hoyer. Non l’ha nemmeno John Podesta, che era a capo del suo team di transizione, ma che non è entrato a far parte della nuova amministrazione. «Alcune cose sono semplicemente segrete», ha commentato Podesta. Salvo aggiungere qualche istante dopo l'augurio che «la lista sia allargata».

D'altra parte, Obama non è di certo un elitario. Al punto che si è fatto accogliere bene anche all'Alfalfa, che originariamente era stato fondato da quattro sudisti nel 1913, per celebrare il generale Robert E. Lee, leader militare della Confederazione. «So che tutti sapete come mai questa cena è nata, quasi 100 anni fa - ha detto -. Be’, se oggi Lee fosse qui, avrebbe 202 anni. E sarebbe anche un po' confuso», ha concluso scherzando sul suo essere il primo afroamericano a entrare da presidente nella Casa Bianca. Oltre ovviamente a essere il primo a imporre una mail privata alla sicurezza. Bush, infatti, su consiglio dei suoi avvocati, non ha avuto nessuna casella di posta elettronica per tutti gli otto anni di presidenza. Clinton e Bush padre, invece, avevano nell'Ufficio ovale un numero di fax riservato, il cui numero qualche volta è anche stato scoperto. Una volta, durante il suo primo mandato da presidente, Clinton (che riceveva fra i 100 e i 500 fax alla settimana) si ritrovò l'ufficio pieno di fax da un'organizzazione di lobbying, che mandava messaggi di propaganda indesiderata a ogni ora del giorno, fino a quando non venne cambiato il numero.

Ora, con la mail di Obama nelle mani del suo vice Joe Biden e di pochi altri, questo pericolo non dovrebbe esserci. Anche perché, malignano già i giornali americani, che su questo nuovo status symbol si sono lanciati, nessuno sa bene quando l'etichetta consenta di mandare una mail al presidente. Al punto che c'è chi, fra i sospettati di essere in possesso del quasi mitologico indirizzo, ha già detto che userà solo il bottone «rispondi», e che non schiaccerà mai il pulsante «nuovo messaggio». Come dire che, quando Obama scrive, l'America risponde.