Un nuovo teatro dopo l’Olimpico fa felice Vicenza

da Vicenza

Fino a ieri Vicenza disponeva di una sola sala: quella monumentale e magnifica dell'Olimpico, sede ideale in settembre di spettacoli classici ammirati in tutto il mondo. Mentre non esisteva più la programmazione invernale dopo che le bombe della guerra avevano raso al suolo ben due teatri, dove la lirica si alternava alla prosa. Ed ecco finalmente il miracolo: grazie all'impulso del sindaco Enrico Hullweck oggi l'utopia è diventata realtà. Con un edificio polivalente di ben novecento posti destinato ad ospitare spettacoli di prosa e di lirica, di danza e d'arte varia.
Inaugurato alla presenza di Gianni Letta e di vari esponenti politici della regione Veneto in una serata di gala sapientemente programmata da Luca De Fusco dove ogni arte visiva è stata brillantemente rappresentata. Infatti una smagliante Milly Carlucci ammantata da capo a piedi in blu elettrico come la fatina protettrice di Pinocchio, ha dato il via a un sontuoso défilé di stelle. A cominciare dall'étoile dell'Opéra di Parigi Eleonora Abbagnato che, nel Bacio - un assolo musicato da Giovanni Allevi - ha incantato il pubblico con le sue movenze feline prima di unirsi al suo partner ideale Alessandro Riga in Black, un passo a due sottolineato da un'incalzante musica rock. Cui ha subito fatto seguito una performance dello stesso Riga ispirata al mito di Edith Piaf, Le bourgeois, dove il Bell'Indifferente cantato da Cocteau umilia una compagna che non ci è concesso ammirare sputandole in faccia larghe boccate di fumo per cedere il passo alla coppia Zakharova-Merkuriev. Che, in ossequio alla grande tradizione romantica della scuola russa ha sollevato entusiasmo nei panni di Tristano e Isotta prima di regalarci una perfetta esecuzione della Morte del cigno.
È stata poi la volta dell'omaggio a Shakespeare con la gran scena del processo a Shylock, fulcro centrale del Mercante di Venezia, dove Eros Pagni accanto agli attori del Teatro Stabile del Veneto ha dato una volta ancora la misura del suo talento. Nella seconda parte di questo inconsueto megashow, invece, la musica è tornata a far da padrona. Prima attraverso l'antica malia della canzone napoletana esumata con classe da Lina Sastri (anche interprete, fuori programma, di un bellissimo brano tratto dagli Esami non finiscono mai di Eduardo), per approdare poi a Beethoven nella smagliante esecuzione dell'Inno alla gioia dell'orchestra dell'Olimpico e, last but not least, da un pot-pourri di Giacomo Puccini. Dove José Cura, affiancato nel duetto della Bohème da Sonia Peruzzo, ha sollevato applausi da stadio che non si sentivano dai tempi di Pavarotti. Concludendo in bellezza nell'esuberanza dei suoi mezzi vocali l'insolito varo di uno spazio destinato all'arte.