Un nuovo teste per salvare Rosa e Olindo

Gabriele Villa

Dall’orrore all’errore. Dal viaggio puntiglioso, così ridondante di immagini raccapriccianti, fornito qualche giorno fa dal pubblico ministero, Massimo Astori al ripido excursus, compiuto ieri, fra i tornanti del dubbio, delle insinuazioni, delle omissioni dai legali di Olindo Romano e Rosa Bazzi nella loro arringa. L'ultimo, disperato tentativo di rimontare una posizione ben difficile per i loro assistiti: quella condanna all'ergastolo «già scritta da molti» come il decano dei difensori, Enzo Pacia, l'ha voluta più volte definire prima di chiedere l'assoluzione e in subordine la perizia psichiatrica per la coppia di Erba. Errori e leggerezze, secondo la difesa, nelle indagini. Così come le confessioni che sarebbero state, se non estorte con la chimera di scorciatoie penali, quantomeno indotte da presunti atteggiamenti spregiudicati degli inquirenti. I due avrebbero confessato per proteggersi vicendevolmente. Poi interpretazioni errate o sottovalutazioni di testimoni che avrebbero potuto e dovuto contare di più nella valutazione dell'operato di Olindo e Rosa così come e soprattutto la sequela dei vuoti di memoria che in tutti questi mesi, prima durante e dopo le indagini sono frullati nella mente di Olindo Romano. Li ha contati con la precisione e la suggestione che solo i numeri possono offrire l'avvocato Schembri questi vuoti di memoria: «Nelle 90 pagine di interrogatorio di Olindo ci sono 243 tra penso, forse non so, non ricordo complessivamente, un dubbio ogni trenta secondi». Poi l'affondo per spiazzare ulteriormente i giudici, per dimostrare come Olindo e Rosa siano estranei agli omicidi di Raffaella Castagna, del figlioletto Youssef, della madre della donna, Paola Galli, della loro vicina di casa, Valeria Cherubini e della feroce aggressione che ha ridotto in fin di vita il marito di lei, Mario Frigerio, diventato col riconoscimento in aula «all'americana» il principale teste dell'accusa.
«Sapete che cosa vi dico?- ha incalzato Schembri -: vi dico che Frigerio è attendibile, attendibilissimo. È il nostro teste a discarico, perché nel suo primo interrogatorio disse, a proposito del suo aggressore: "Non lo conosco, non è di qui”- questa è la frase che ripete e che ripeterà: “Non lo conosco non è di qui aveva il colorito olivastro”». «Ecco - ha aggiunto - diciamo che nel corso di quei sofferti interrogatori che Mario Frigerio ha dovuto affrontare la dinamica dei fatti è sempre stata la stessa solo che alla fine cambia solo il personaggio. Prima è uno sconosciuto, poi diventa Olindo Romano». E ancora: la macchia di sangue della Cherubini sul battitacco della Seat rosa di Olindo? «Chiunque - ha puntualizzato Schembri - i carabinieri, Olindo stesso nei giorni successivi può averla portata». Poi una richiesta: riaprire la fase dibattimentale per ascoltare un nuovo test, un avvocato che sostiene di aver visto in strada, alle 20.16, Valeria Cherubini. Un dato che metterebbe in crisi la ricostruzione dell’accusa.
Per la prima volta ecco in aula anche le lacrime di Rosa quando l'avvocato Pacia chiedendole pubblicamente scusa ha dovuto ricordare la violenza sessuale subita quando aveva 11 anni e parlare senza pudore delle sue fantasiose pornoaccuse contro Azouz, della sua personalità di bimba turbata e afflitta da schizofrenia latente. «Ci hanno derisi, sbeffeggiati, insultati solo perché avevamo deciso di difendere lo spazzino e la donna delle pulizie ma anche i poveri e i derelitti hanno diritto di essere difesi», ha tuonato in aula Pacia. Poi ha concluso: «Rosa è stata arrestata sulla scorta di due indizi a carico del marito: la macchia di sangue di Valeria Cherubini sull'auto e il riconoscimento del sopravvissuto Mario Frigerio. Adesso abbiamo capito perché è stata arrestata. Bisognava arrestare anche Rosa perché solo così si poteva vincere la resistenza di Olindo.