Un nuovo ultimatum dei rapitori Farnesina: Mastrogiacomo è vivo

I guerriglieri lo avrebbero <strong><a href="/a.pic1?ID=162935">portato vicino al Pakistan</a></strong>, nella zona di Choto, dove comanda lo spietato mullah Dadullah. I talebani chiedono al governo italiano di annunciare, entro sette giorni, il ritiro del contingente militare dall'Afghanistan

Il governo italiano deve annunciare entro sette giorni una data per il ritiro del proprio contingente militare dall’Afghanistan, in caso contrario l’inviato della Repubblica Daniele Mastrogiacomo sarà ucciso. Questo il contenuto di una telefonata fatta da mullah Dadullah, comandante dei talebani nel sud dell’Afghanistan, all’agenzia di stampa francese Afp a Kandahar. Un messaggio inquietante, che ha spinto il nostro ministero degli Esteri a rivolgere ai giornalisti un nuovo invito alla prudenza: il ministro D’Alema ha detto che «non c'è nessuna conferma di questo messaggio lanciato e rilanciato in modo un po’ avventato, a mio giudizio».

Dadullah sostiene che Mastrogiacomo, sequestrato una settimana fa insieme con altri due giornalisti afghani e accusato di essere una spia al soldo degli inglesi, sta bene ed è tenuto prigioniero in una delle roccheforti dei talebani nella provincia meridionale di Helmand, ma da Kabul il portavoce del ministero dell’Interno ha detto che non ci sono informazioni su come, dove e da chi i tre siano stati catturati. Concetti ribaditi dal nostro ambasciatore a Kabul, Ettore Sequi, che ieri ha partecipato a una conferenza stampa indetta per dare voce a un appello dei giornalisti italiani presenti nella capitale afghana. «Speriamo - ha detto Sequi - che queste persone siano pronte ad aprire un dialogo sulla base di una cosa molto semplice: darci la prova che davvero detengono Mastrogiacomo in ostaggio e che è vivo».

Più tardi la situazione ha fatto registrare un’evoluzione: il nostro ministero degli Esteri ha diramato una nota per far sapere che gli elementi finora raccolti attraverso i canali attivati dalla Farnesina fanno ritenere che Daniele Mastrogiacomo «sia vivo». Si avrebbero inoltre «indicazioni attendibili» sugli autori del rapimento (che non vengono meglio precisate) e si rende noto che i contatti con costoro proseguono «al fine di verificare con certezza intenzioni e aspettative dei sequestratori nella prospettiva dell’auspicabile rilascio di Mastrogiacomo quanto prima possibile».
Dadullah, un capo militare duro e carismatico che ha una predilezione per i contatti con gli organi d’informazione, non è stato il solo a parlare per conto dei talebani ieri. Un altro portavoce degli integralisti islamici, Hayatullah Khan, ha parlato con la Reuters da una località imprecisata usando un telefono satellitare, sostenendo che l’ultimatum per il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan proviene effettivamente da Dadullah e aggiungendo che il voto di giovedì scorso alla Camera a Roma sul rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan «ha messo in pericolo la vita del giornalista».
Mentre ultimatum, minacce e speranze s’incrociano con il faticoso lavoro sotterraneo per salvare la vita di Mastrogiacomo, continua la campagna militare di primavera lanciata dalla Nato per ridurre all’impotenza la guerriglia talebana. L’obiettivo attuale dell’Operazione Achille è quello di impedire i movimenti dei guerriglieri dalla loro roccaforte nella provincia meridionale di Helmand verso il nord dell’Afghanistan, dove opera tra gli altri il contingente italiano. Notizia di ieri è il ricorso all’omicidio mirato, un po’ in stile israeliano, di un «comandante talebano responsabile del trasferimento di dotazioni contraeree nel sud del Paese». Fermatosi in una zona isolata con la sua auto, il presunto terrorista è stato liquidato con proiettili di precisione.