Il nuovo Vettel? La Ferrari l’ha lasciato andare da Vettel

nostro inviato a Shanghai

Basta guardare faccia d’angelo Vettel dritto in viso per capire che il mondo della formula uno non è fatto solo di corti d’appello e diffusori furbetti. Basta osservarlo mastino in pista per averne la certezza. Basta ricordarne la precocità e i record per portargli il dovuto rispetto e dire brava Red Bull-F1 che ci hai visto parecchio giusto. Che dire invece della Ferrari? Che altro inventarsi sul Cavallino azzoppato? Quale nuovo processo allestire? Quale inedita statistica snocciolare per sottolineare i tonfi del passato rampante? No, basta, meglio prendere atto che la Ferrari 2009 va così, meglio farsene una ragione e aspettare buone nuove con il rispetto e la pazienza che si deve a chi ci ha dato tanto. Semmai, nell’attesa, si potrebbe parlare di uomini e non diffusori, si potrebbe studiare il futuro guardando a una vicenda fresca come la vittoria di Sebastian, magari sussurrando alla Rossa di fare attenzione, molta attenzione anche ai piloti. Per il futuro, s’intende.
Perché si diceva di faccia d’angelo Vettel, il ragazzino che proprio un anno fa, subito dopo le brutte gare d’avvio di Felipe Massa, era stato più volte dato in avvicinamento a Maranello, e il cui nome, tanto più adesso che vince, inizia a tornare di moda. C’è chi lo vede accanto a Massa se l’imbarazzante appannamento di Raikkonen dovesse proseguire ad oltranza, chi in coppia con un Alonso ferrarista nel caso la Rossa decidesse di resettare tutto. Però, c’è un però, se siamo qui a spellarci le mani d’applausi con le labbra secche dopo un festival di “ohh” all’indirizzo di faccia d’angelo. Il però è l’occhio lungo di una squadra come la Red Bull che blocca i talenti e se li stringe forte a sé come fosse una mamma. Vettel, cresciuto nel junior team, è stato preso per una nocciolina e, ancor’oggi, è tanto se guadagna oltre il milione di euro a stagione. Pensate a Lewis Hamilton cresciuto e svezzato dalla McLaren. Pensate ad Alonso cresciuto e svezzato dalla Renault di patron Briatore, pensate per l’appunto a faccia d’angelo apparso nel Circus un venerdì turco, nel senso che si era a Istanbul, prove libere 2006, e come prassi d’allora i giovani talenti potevano pigiare sull’acceleratore delle macchinone per far vedere ciò di cui erano capaci. Ecco, faccia d’angelo fece vedere il cronometro, miglior tempo assoluto, meglio ancora dei vari Schumi, Alonso, Massa...
Questo per dire che un giorno di fine novembre duemilaeotto, pochi mesi fa, un ragazzino con i capelli scuri, la faccia d’angelo, però italiano, massì - strabuzziamo gli occhi - proprio italiano, ha avuto la sua grande occasione: Mirko Bortolotti, si chiama. Il tipetto, fresco campione italiano di Formula 3, occhio sveglio e piede pesante, quel giorno salì sulla F2008 a Fiorano e fece il record della pista; e il tipetto, oggi, dopo le batoste della Rossa, alla domanda che cosa provi di fronte ai flop della nostra nazionale dei motori, risponde «continuo a tifare e sono triste nel vederla cosi in difficoltà...», e a chi gli chiede della vittoria di Vettel spiega che lo rende «felice perché Sebastian è un punto di riferimento visto che anche lui come me è passato per il Red Bull junior team».
Capito? Mirko ha assaggiato la Rossa, ha fatto il tempone, di lui in Ferrari hanno detto «prestazione fantastica» e adesso Mirko dov’è? Massì, è nel junior team Red Bull che dopo aver svezzato Vettel aveva bisogno di un altro talento da far decollare. Massì, facciamoci del male, lasciamoli andar via... È vero, è sacrosanto, faccia d’angelo Vettel è salito prima su una Bmw, poi su una Toro Rosso e infine sulla bibita con le ruote e nessuna di queste macchine porta in dote le pressioni e le responsabilità che regala Maranello, però non è bello per un team, tanto più se si chiama Ferrari, farsi scappare da sotto il naso le giovani promesse. Tanto più se finiscono in un vivaio che dopo qualche tempo te le piazza felici e vincenti sul gradino più alto del podio.