Nuovo video scandalo sul killer di Dink

In compagnia di Ogun Samast, dopo l’arresto, c’erano anche il capo della polizia locale e un magistrato

da Istanbul

E con questo siamo a tre. I quotidiani turchi ieri hanno pubblicato la notizia del ritrovamento dell’ennesima cassetta, filmata dopo l’arresto di Ogun Samast, killer di Hrant Dink. Dopo le immagini del killer che posava con la bandiera turca in mano sotto una frase di Atatürk, dopo aver visto poliziotti che davano all’assassino pacche sulla spalla e fumavano con lui sigarette, manco si trattasse del vicino di casa, adesso la Turchia, e soprattutto la famiglia di Hrant Dink, hanno saputo che quella sera, con le forze dell’ordine c’erano anche Mustafa Ilhan, capo della Sicurezza di Samsun, e un magistrato. Anche loro nella sala del the della stazione di polizia di Samsun.
Forse non gli avranno detto «mio leone» come gli altri e non avranno trattato quell’omicida come un eroe, ma hanno ampiamente coperto chi lo faceva. Si tratta di una notizia gravissima, che getta nuove ombre sull’incompetenza con la quale è stata gestita la situazione e, soprattutto, dimostra come frange di fanatici possano operare indisturbati all’interno delle forze dell’ordine, coperti dalle autorità locali e da alcuni esponenti della magistratura. L’identità del giudice non è ancora stata resa nota. La durata del terzo filmato è di circa 20 minuti, la polizia ha reso noto che dopo queste riprese è in grado di identificare 12 persone sulle 13 presenti quella sera.
Difficile per il governo riscattarsi da una situazione simile. Dall’omicidio del giornalista armeno è passato quasi un mese. Dink fu freddato nel centro di Istanbul lo scorso 19 gennaio, il suo killer è stato catturato il 20. Da quel momento non è trascorso giorno senza che venisse fuori qualche notizia inedita su quella che sta diventando una delle pagine più imbarazzanti della Turchia moderna. Prima le due videocassette della vergogna, che hanno screditato autorità e forze dell’ordine. Poi le immagini in televisione di centinaia di tifosi del Trabzonspor che indossavano un cappellino uguale a quello del killer e urlavano «Siamo tutti Ogun». Infine, le clamorose rivelazioni di Yasin Hayal, che hanno dimostrato come alte sfere dell’intelligence turca sapessero da mesi che era in preparazione un attentato contro Dink e non abbiano mosso un dito per proteggerlo.
Da quel momento, per salvare la faccia, l’esecutivo di Ankara ha fatto cadere molte teste. A cominciare da quelle del governatore della regione di Trebisonda, Hüseyn Yavuzdemir, e del capo della polizia locale, Ressat Altay, seguite pochi giorni dopo da quella del capo dell’intelligence di Istanbul, Ahmet Ilhan Guler. E ieri è arrivata la notizia, data molto in sordina, della sostituzione imminente del capo della polizia di Istanbul, Celalettin Cerrah, fino a ora considerato un intoccabile. L’unico rimasto al suo posto è il ministro dell’Interno Abdulkadir Aksu, appartenente allo stesso partito del premier Erdogan, che due giorni fa in Parlamento si è salvato da una mozione di sfiducia.