Il nuovo di Walter: su 115 senatori 24 debuttanti

Dei candidati col seggio assicurato, i "nuovi" sono appena 38.
E di questi ben 14 sono politici navigati come Veronesi
e Garavaglia. In lista 77 riconfermati, 35 dei quali veterani<br />

Nella peggiore delle ipotesi realistiche, a parte le anomalie valdostane, trentine e altoatesine e le opzioni dei big Franco Marini e Anna Finocchiaro candidati in più regioni, il Pd dovrebbe eleggere 115 senatori, dei quali 38 possono essere considerati «nuovi», nel senso che non arrivano dalle Camere sciolte il 6 febbraio scorso da Giorgio Napolitano. Insomma, il ricambio tanto sbandierato da Walter Veltroni appare molto prudente. Tanto più che dei 77 parlamentari in carica presentati nelle posizioni «giuste» delle liste per il Senato, ben 35 hanno alle spalle almeno due legislature. Quarantadue, quindi, sono i deputati e i senatori uscenti che approderanno a Palazzo Madama potendo «vantarsi» di sedere in Parlamento solo dall’aprile del 2006.
Ma come al solito i numeri non dicono tutto. Nei 38 futuri senatori democratici simbolo del rinnovamento della classe politica, infatti, ci sono anche persone pubbliche di lungo corso e grande esperienza come gli ex ministri Umberto Veronesi (capolista in Lombardia, al governo con Amato) e Maria Pia Garavaglia (numero 2 in Veneto, numero 6 nel Lazio, al governo con Ciampi) e persone per le quali l’elezione al Senato rappresenta solo un ritorno in Parlamento dopo un’interruzione più o meno lunga. Come il giuslavorista Pietro Ichino, numero 3 in Lombardia e deputato della Sinistra indipendente dal 1979 al 1983; il numero 3 della Toscana, l’ex prefetto Achille Serra, deputato di Forza Italia dal 1996 al 1998; e l’ex sindaco di Usmate Velate (Monza e Brianza) Daniela Mazzuconi, paracadutata in Calabria al numero 3 della lista, eletta nel 1987 e nel 1992 alla Camera sotto le insegne della Dc.
E nei magnifici 38 vanno inseriti anche viceministri uscenti come l’ex sindaco di Modena Mariangela Bastico, arrivata al numero 4 in Emilia Romagna dal dicastero della Pubblica istruzione, e sottosegretari uscenti come l’ex assessore alla Cultura del Comune di Sesto San Giovanni (Milano) Luigi Vimercati, numero 9 in Lombardia e sottosegretario alle Comunicazioni, l’ex componente del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) Franca Donaggio, numero 7 in Veneto e sottosegretario alla Solidarietà sociale, l’ex sindaco di Martellago (Venezia) e Marco Stradiotto, numero 8 in Veneto, quindi non certissimo dell’elezione, sottosegretario allo Sviluppo economico oltre che primo dei non eletti nel 2006. E ancora, l’imprenditore lucchese Andrea Marcucci, numero 6 in Toscana e sottosegretario ai Beni culturali nonché ex giovanissimo vicecapogruppo del Pli alla Camera dal 1992 al 1994; e l’ex segretario umbro del Pds Mauro Agostini, tre volte deputato negli anni Novanta, sottosegretario al Commercio estero; e l’ex governatore lucano ed ex senatore Filippo Bubbico, collega di Stradiotto allo Sviluppo economico.
E infine, anche politici che hanno mancato l’ultimo mandato parlamentare nazionale ma non quello europeo come l’ex margheritino salernitano Alfonso Andria, numero 2 in Campania, e la leader dei Repubblicani europei Luciana Sbarbati, numero 3 in Sardegna.
Tenuto conto di tutto questo, quindi, il numero dei volti nuovi si riduce drasticamente. E per quello degli esponenti della cosiddetta società civile bastano e avanzano le dita di una mano: due sono gli imprenditori e due gli esponenti del volontariato.
Piemonte. Grazie agli elettori democratici del Piemonte diventerà per la prima volta senatore il quarantottenne romano Roberto Della Seta (numero 2 alle spalle di Emma Bonino), giornalista e scrittore ed ex presidente di Legambiente, l’associazione alla quale si avvicinò nel 1987, ai tempi del referendum del nucleare, quando era obbiettore di coscienza. E forse il quarantunenne politologo pisano Stefano Ceccanti, «sistemato» nello scomodo numero 7. Con lontano passato da dirigente nazionale della Fuci (l’organizzazione degli universitari cattolici), nel 1993 Ceccanti è stato promotore con Pierre Carniti e Giorgio Tonini (capolista del Pd nelle Marche per il Senato) del movimento dei Cristiano sociali e qualche anno più tardi consulente della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali presieduta da Massimo D’Alema.
Lombardia. Il Partito democratico conta di ottenere 13 o 14 senatori, fra i quali di due debuttanti. Che sono l’epistemologo cattolico Mauro Ceruti e il dirigente della Margherita Guido Galperti. Cremonese, 55 anni, Ceruti è preside della facoltà di Scienze della formazione di Bergamo e componente del Comitato nazionale di bioetica nonché del gruppo di lavoro che ha redatto il manifesto dei valori del Pd. Galperti, bresciano della «Bassa», è avvocato, ha 49 anni, è stato sindaco del suo paese, Pralboino, dal 1984 al 1995, è consigliere regionale e coordinatore lombardo della Margherita.
Nordest. Una sola «new entry», su 7-8 eletti considerati certi, nel Veneto: il paracadutato Paolo Nerozzi, numero 5. Bolognese, 59 anni, l’ex segretario confederale della Cgil Nerozzi iniziò la sua carriera sindacale nel 1971, quando fu assunto dal Comune della sua città. Vent’anni dopo fu chiamato a Roma come segretario generale aggiunto della Funzione pubblica e nel 2000 entrò nella segreteria confederale. Dal Friuli-Venezia Giulia dovrebbe approdare al Senato Tamara Blazina (numero 2), sindaco di Sgonico dal 1994 al 1999, iscritta al Pci dal 1970 e consigliere regionale ds. Attiva in varie associazioni della minoranza slovena e molto stimata nei partiti ai quali è stata iscritta nella sua carriera, Blazina non è molto amata dal Comitato per l’identità della val Resia, che in passato l’ha criticata per la sua scarsa sensibilità nei confronti dei resiani non sloveni.
Liguria. Tornando al Nordovest, salvo sorprese dalla Liguria arriverà al Senato il numero 2, Claudio Antonio Gustavino, cinquantenne ginecologo genovese, ex capogruppo della Margherita al Comune di Genova e attuale capogruppo dell’Ulivo nel Consiglio regionale.
«Regioni rosse». Dall’Emilia approderanno al Senato Gian Carlo Sangalli (numero 2), Rita Ghedini (numero 6) e Maria Teresa Bertuzzi (numero 7). Il primo, nato nel 1952 ad Arezzo da una famiglia bresciana ma bolognese d’adozione, è stato a lungo segretario generale della Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato) e presidente della Camera di commercio di Bologna; la seconda è ferrarese di Argenta ed essendo nata il 16 aprile del 1960, potrà festeggiare insieme all’elezione il quarantottesimo compleanno. Presidente dal 1999 della cooperativa sociale bolognese Cadiai e amministratrice di alcune società che operano nel settore socioassistenziale, è un’esponente storica delle coop emiliane, quel mondo che per i suoi stretti rapporti con le istituzioni locali e i partiti della sinistra viene spesso evocato con fastidio da Silvio Berlusconi. Praticamente certa dell’elezione anche la Bertuzzi, che è in politica dal 1995, quando venne eletta per la prima volta nel Consiglio comunale di Copparo (Ferrara), il paese dove è nata nel 1961, per poi essere a lungo assessore alla Cultura e ai Servizi sociali e infine sindaco dal 2004. Più difficile anche se non improbabile l’arrivo al Senato della forlivese Liviana Zanetti, numero 11. Insegnante di matematica, 57 anni, Zanetti è stata assessore della Provincia di Forlì-Cesena ed è attualmente assessore alle Politiche giovanili del Comune di Forlì. Ma la pattuglia più numerosa di senatori nuovi di zecca arriverà dalla Toscana, dove sono stati candidati il sindacalista Achille Passoni (milanese, 57 anni, dal 1990 al 2002 direttore generale della Cgil), al numero 4, il magistrato Silvia Della Monica (ex pm di Perugia, ora capo dipartimento Diritti e Pari opportunità del Csm) al numero 7, Marco Perduca (fiorentino, quarantunenne, ex rappresentante del Partito radicale transnazionale presso l’Onu) al numero 8 e Manuela Granaiola (nata 61 anni fa a Pescia, in provincia di Lucca, e viareggina d’adozione, da anni attiva nel volontariato a favore degli anziani). Fra Umbria e Marche, che insieme dovrebbero portare al Pd almeno una decina di senatori, si segnala una sola novità: Anna Rita Fioroni, cinquant’anni, di Perugia, imprenditrice della grande distribuzione, numero 3 nella sua regione.
Regioni in bilico. Nel Lazio, in Abruzzo, Campania e Puglia, con una trentina abbondante di probabili eletti, pochissimi «esperimenti». A parte il militare gaffeur Mauro Del Vecchio, fortemente voluto da Veltroni al numero 3 nel Lazio, c’è stato posto in lista solo per quattro selezionatissime e si presume affidabili «new entry»: i due ex assessori regionali Raffaele Ranucci (cinquant’anni, romano, imprenditore immobiliare e turistico, responsabile per lo Sviluppo economico della giunta Marrazzo fino all’estate scorsa) e Teresa Armato (catanese ma napoletana d’adozione, cinquantadue anni, giornalista, un passato nella Dc, più volte consigliere e assessore regionale, fino a poche settimane fa guidava il settore Università per la giunta Bassolino); il magistrato-scrittore Gianrico Carofiglio (barese, quarantasei anni, ex sostituto procuratore antimafia di Bari, i suoi gialli hanno venduto oltre due milioni di copie); e un politico di lunga esperienza come Giuseppe Russo (napoletano, cinquantatré anni, medico di base, ex consigliere comunale, consigliere regionale, dirigente locale dei Ds, all’ultimo congresso della Quercia aveva votato per la mozione Angius ma poi ha aderito al Pd).
L’eccezione lucana
Fra Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna il Pd spera ragionevolmente di conquistare una ventina di senatori. E dei fortunati ben piazzati in lista solo tre sono esordienti nell’arena politica nazionale. Uno, però, il capolista della Calabria, è Luigi De Sena, sessantatré anni, di Nola (Napoli), ex vicecapo vicario della polizia ed ex superprefetto di Reggio Calabria. Le «nuove leve», dunque, si riducono a due, entrambe reclutate in Basilicata: il numero 3 Carlo Chiurazzi e il numero 4 Maria Antezza Papapietro. Il primo ha cinquant’anni, è nato a Nova Siri (Matera), è avvocato e fino al 2007 è stato assessore regionale alla Formazione professionale. E ha un passato da enfant prodige democristiano: nel 1985, quando aveva ventisette anni, era infatti già presidente dell’Unità sanitaria locale di Montalbano Ionico. La Antezza, materana, quarantadue anni, commercialista, è presidente del Consiglio regionale.