«Nutrite i bimbi con una storia diventeranno adulti migliori»

«L’obiettivo non è che il bambino impari a leggere prima. Ma che, arrivato nella scuola elementare, abbia tutte quelle conoscenze e attitudini che gli consentano di imparare a leggere in maniera adeguata, in particolare in situazioni di disagio e in contesti svantaggiati. Perché l’insuccesso scolastico provoca riduzione dell’autostima, che a sua volta a lungo andare porta all’abbandono scolastico o a incrementare il disagio, il comportamento asociale, le difficoltà di relazione». Così la pediatra Stefania Manetti ci spiega perché ormai da otto anni il progetto «Nati per leggere», di cui è una delle coordinatrici, stimola i genitori a leggere a voce alta ai figli e a raccontar loro storie già a partire dai sei mesi di età.
La stimolazione, il senso di protezione, il piacere sensoriale che l’esperienza precocissima della lettura ad alta voce da parte del genitore produce nel bambino sono impareggiabili. E tutto il fascino che la storia e l’avventura esercitano sugli adulti divengono stimoli di valore incomparabile per il bambino, rafforzate dalla sicurezza che infonde il suono della voce materna o paterna. Nutrire di storie i bambini - come dimostrano gli studi dei progetti inglese e americano corrispondenti a «Nati per leggere», partiti negli anni Novanta - è essenziale per la crescita delle competenze, perché influisce sulla maturazione cerebrale, sulle connessioni neurologiche e sui processi mentali.
«Nati per leggere» presenta al Mondadori Junior Festival di Verona da oggi a domenica una serie di laboratori in cui gli esperti incontreranno genitori e bambini per dimostrare l’efficacia della lettura ad alta voce: un bimbo che in prima elementare non legge in maniera adeguata ha l’88% di probabilità di diventare un lettore insufficiente; i bambini «trattati» con storie fin da piccoli hanno un interesse verso la lettura che è del 68% mentre gli altri solo del 21%; la percentuale di genitori che leggono storie ai figli e acquistano anche libri per sé è del 75%, contro il 10% di chi non lo fa.
L’apporto della famiglia è fondamentale, come spiega Fabio Bazzoli, bibliotecario e coordinatore di «Nati per leggere»: «Coinvolgiamo anche nidi e scuole materne ma con un ruolo di supporto: vogliamo creare una rete intorno alla famiglia. Non è soltanto il nutrire di storie i bambini che è indispensabile ma che a farlo sia la figura di riferimento. La lettura condivisa è atto d’amore».
Inevitabile chiedersi, di fronte a tanti episodi di bullismo, se questo atto d’amore possa avere un effetto preventivo: «Leggere insieme ai figli aumenta la tensione emotiva e consolida il legame - spiega Manetti - In pediatria si usa un dato particolare per misurare il tasso di progresso intellettivo: le gravidanze precoci nelle minorenni. Ebbene il dato americano dimostra che questo tasso diminuisce in presenza di lettura condivisa. Perché vengono formate persone più consapevoli dei propri gesti». Dal 2001 «Nati per leggere» è arrivato nei quartieri napoletani di Secondigliano e Scampia: i pediatri parlano dell’importanza della lettura ad alta voce ai genitori e regalano un libro adeguato all’età del bambino, dai sei mesi ai quattro anni. «Alla fine del percorso - conclude Manetti - ogni famiglia si ritrova in casa cinque o sei libri che ha potuto leggere con il figlio. Questo in un contesto dove il livello di istruzione materna arriva quasi nel 60% dei casi alla quinta elementare e dove, su un totale di 170mila abitanti, non esiste una libreria, né una biblioteca».