Una nuvola al 31esimo piano del Pirellone

Al 31° piano del Pirellone si è incastonata una piccola nuvola, ma di architettura.
Quel piano tutto vetrato che è il più bel belvedere su Milano e dintorni, è stato pensato da Gio Ponti, il progettista, come una piazza pubblica, là in alto, che restituisce ai cittadini la superficie occupata alla base dal grattacielo: una interpretazione all'italiana del principio del tetto-giardino che Le Corbusier ha proclamato nel 1927.
Questa piazza, concettuale e segreta, abbandonata da anni, è ora restituita alla fruizione (ad ore) dopo un intervento di sistemazione e l'inserimento al centro di un corpo di fabbrica: la «nuvola» appunto.
Un contenitore che accoglie due piani: quello al livello della piazza può diventare un bar apribile verso il salone, quello superiore contiene una saletta di rappresentanza della Giunta Regionale, al 32° piano, con un punto di vista ancora più alto. Il guscio esterno appare arrotondato informale, ricoperto di pannelli di vetro opale curvato (quasi una riduzione in piccolo della Kunst Haus a Graz, in Austria) e come questo potrebbe essere chiamato «l'amico alieno».
L'«alieno», la «nuvola» è in diretta contrapposizione con le rigorose vetrate delle facciate e con il cemento armato a vista delle strutture, contrapposizione e non contraddizione perché è l'inserimento intelligente del contemporaneo (2008) nel moderno (1955): una forma rigonfiata, che sembra non poter essere contenuta dal suo involucro.
Il piano per essere utilizzato per manifestazioni, feste, sfilate però è troppo vuoto.
E poi chi lo sa che lassù c'è la nuvola e il panorama?
Mi piacerebbe se invece del passaparola, un pezzo di quella nuvola fosse in strada, in via Pirelli o in Duca D'Aosta, un bell'arredo urbano, a segnalare che si può salire a vedere il panorama tra le nuvole, vere e di architettura.