O Ronaldo o Torres per curare il Milan tradito e incompleto

Ibrahimovic all’Inter sa di beffa e per il mercato servono i soldi della Champions. Ma senza follie: la squadra costa troppo

Franco Ordine

Inzaghi, da solo, non ce la fa. Da solo, Inzaghi non ce la fa a mettere il Milan sulla strada di una sicura qualificazione in Champions League e a far dimenticare l’ennesima delusione di calciomercato. Quel destro chirurgico, seguito da qualche peccatuccio di egoismo calcistico, può diventare un buon trampolino di lancio per Belgrado ma nulla aggiunge al deficit tecnico attuale marcato dalla squadra di Ancelotti (è partito Shevchenko, non è arrivato un sostituto; Bonera è una pezza alla difesa datata, Gourcuff un progetto di campione, ndr) e alla sollevazione del popolo rossonero tradito dall’ennesimo colpo interista, Ibrahimovic, soffiato sotto il naso nonostante il gradimento conclamato dello svedesone per Milanello. In settantamila, a San Siro, cornice di Milan-Stella Rossa, per un turno di qualificazione, non è un dato qualunque: è un segno di grande affetto e solidarietà, di comprensione del difficile momento vissuto dal club, investito dalla burrasca di Moggiopoli. E adesso, dietro i primi mugugni, i colpi bassi provocati dal dirottamento di Zambrotta (Braida aveva preparato tutto) al Barcellona e di Ibrahimovic all’Inter, monta l’insoddisfazione che può trasformarsi nell’onda contestatrice, di passaggio da via Turati e in arrivo, a giudicare dai messaggi che inondano il sito e il canale tv Milan Channel, fino ad Arcore.
Molti sono stati colpiti dall’umore nero mostrato da Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, in tribuna, durante la sfida. Rinfrancati appena dal sigillo di Inzaghi, il presidente e Ancelotti si sono appartati a fine serata, per discutere di calciomercato e preparare nuovi scenari. A cena, in un ristorante di via Vittor Pisani, nuovo covo milanista, l’umore del presidente è miracolosamente cambiato. Alcuni tifosi provenienti da San Siro ne sono stati contagiati e lo hanno ascoltato dispensare i dettagli dell’affare Ibrahimovic passato all’Inter. Non c’è bisogno di una gran fantasia per capire che le possibilità a disposizione di Braida, costretto a tessere di giorno e disfare di notte la tela delle sue trattative, sono rimaste due: 1) Fernando Torres, blindato dall’Atletico Madrid; 2) Ronaldo, in rotta di collisione con il nuovo Real. Improbabile che si realizzi la prima, alla portata la seconda. Se ne riparlerà il 23 agosto, il giorno dopo la conclusione del turno preliminare. Con la qualificazione in tasca, e 25 milioni di euro garantiti dal primo girone, Adriano Galliani è autorizzato a firmare il contratto di acquisto. Nell’attesa, il vice Berlusconi, concentratissimo fin qui sulle vicende disciplinari, è partito ieri pomeriggio per le ferie. Anche a Milanello, l’esito dell’affare Ibrahimovic ha lasciato il segno. Ancelotti si è defilato, Kakà è stato il più franco di tutti: «Con la partenza di Shevchenko ci serve un attaccante». Più chiaro di così. I rischi sono sotto gli occhi di tutti. E non riguardano la stagione da preparare. Un Milan ridimensionato, negli acquisti e nella competizione con l’Inter prenditutto di Moratti, può far cambiare idea agli altri gioielli della real casa, Kakà il primo della lista. «Il Milan costa troppo», commentano coloro che hanno accesso ai conti privati. E il nuovo Milan sembra viaggiare bilancio alla mano. Nonostante l’attivo di mercato vantato con la cessione di Sheva. Dopo vent’anni, sembra un altro Milan.