Obama: "Abbattiamo tutti i muri rimasti"

Berlino: in 200mila al comizio del candidato democratico: "Nuovi rapporti con l’Europa". Oggi seconda tappa del tour europeo a Parigi

Berlino - Una decisione indovinata quella di Obama di scegliere Berlino come principale cassa di risonanza del suo viaggio elettorale in Europa. La capitale tedesca ha riservato al primo uomo di colore in corsa per la conquista della Casa Bianca un'accoglienza che per spontaneità e partecipazione popolare nulla ha da invidiare alle storiche visite dei presidenti americani ai tempi in cui la città era spaccata dal muro e doveva all'aiuto degli alleati d'oltre atlantico addirittura la sua sopravvivenza.

Folla e applausi lungo il percorso dall'aeroporto di Tegel al Regierungsviertel, il quartiere governativo, dimostranti che per tutto il giorno hanno sostato tra slogan e applausi davanti all'Adlon, dove ha alloggiato Obama. E in serata era piena fino all'inverosimile l'intera area intorno alla Siegessäule, la Colonna della Vittoria, dove Obama ha tenuto l'unico discorso in pubblico del suo tour europeo (oggi sarà a Parigi e domani a Londra). Un tour che potrebbe essere ripetuto in futuro: «Verrò presto in Italia, è un Paese meraviglioso» ha detto ai microfoni di Sky. Un'insieme di immagini prontamente trasmesse in diretta in America che permettono a Obama di presentarsi agli elettori come il candidato con le carte migliori per rilanciare la compromessa immagine dell'America nel Vecchio continente.

Eppure i preparativi della visita non erano incominciati sotto buoni auspici per la richiesta di avere la Porta di Brandeburgo come scenario per il discorso. Richiesta subito respinta dalla cancelliera Angela Merkel con il pretesto che la Porta è un luogo riservato ai presidenti. Anche il ripiego sulla Colonna della Vittoria aveva suscitato qualche mugugno visto che si tratta di un simbolo che inneggia al militarismo prussiano. Ma per lo staff di Obama ciò che conta è l'effetto da trasmettere a casa. E la Colonna della Vittoria ha funzionato alla perfezione poiché alle sue spalle, ben inquadrabile dalle telecamere, c'è il Fanmeile, il rettilineo che attraversa il Tiergarten, tradizionale luogo di festeggiamenti popolari che ieri non aveva spazi vuoti. «Berlino in preda alla Obamamania», ha scritto la Bild Zeitung per descrivere gli umori della capitale. Nel suo discorso, più volte interrotto da applausi, Obama ha ricordato i drammatici giorni del ’48 quando l'Urss tentò di strangolare Berlino ovest bloccando tutte le vie di accesso. «Quella battaglia americani e tedeschi l'hanno vinta insieme perché uniti dalla stessa aspirazione: vivere in libertà e dignità. Se rimaniamo uniti vinceremo anche le altre battaglie che ci attendono. Alcune sono necessarie per difendere la sicurezza del pianeta, come la lotta al terrorismo e contro la proliferazione delle armi nucleari. Altre sono necessarie perché scuotono le nostre coscienze come il genocidio nel Darfur, il diritto dei palestinesi ad avere un loro Stato, la lotta contro la fame».

Obama ha ricordato che insieme americani e tedeschi hanno vinto un'altra grande sfida: l'abbattimento del muro di Berlino. «Purtroppo ci sono ancora altri muri da buttare giù: quelli che dividono cristiani, musulmani ed ebrei che non hanno ragione di esistere». Obama ha ammesso che il suo è un programma ambizioso ma non utopistico se America e Europa rimarranno uniti. «I pericoli che ci minacciano sono gli stessi. Per questo chiediamo all'Europa di fare di più a difesa della sicurezza e della dignità». «So di apparire diverso dai presidenti americani venuti a Berlino - ha detto Obama alludendo al colore della sua pelle - spero che anche le mie parole suonino diverse». Ma soprattutto Obama ha promesso che se eletto offrirà una nuova partnership transatlantica: maggior peso dell'Europa nelle decisioni internazionali ma anche più responsabilità nell'affrontare le crisi planetarie. A cominciare dall’Afghanistan. In precedenti occasioni Obama aveva sollecitato un aumento dell'impegno militare europeo nel Paese. Richiesta ripetuta durante il colloquio con la Merkel.